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Educazione finanziaria, perché gli italiani hanno bisogno di un buon consulente per investire bene

Risparmiamo molto, ma abbiamo paura di investimenti che presentano anche rischi minimi: in questo modo ci limitiamo a “parcheggiare” la liquidità sui conti correnti, facendocela mangiare dall’inflazione. Non a caso secondo la Banca mondiale la nostra educazione finanziaria è peggiore di quella di Togo, Zambia, Madagascar e Senegal. Come rimediare? Studiando. E chiedendo una mano a un buon consulente.

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Quando si parla di investimenti finanziari, gli italiani sono un paradosso vivente. Per paura di perdere soldi finiscono per perdere soldi. Sono tenaci formichine dal punto di vista del risparmio (nel 2018 il tasso di risparmio lordo, pari al 10% circa, è tornato a crescere per la prima volta dal 2014), ma hanno un’atavico terrore di qualsiasi tipo di rischio. Secondo il Rapporto Consob 2019 sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, due terzi dei risparmiatori non ne vogliono sapere di puntare su prodotti che presentino un sia pur ridotto pericolo di perdere temporaneamente una piccola parte del capitale, come le azioni. Così gli italiani lasciano parcheggiati sotto il “materasso” di conti correnti e conti deposito qualcosa come 1400 miliardi di euro. Delusi dai due tradizionali pilastri dell’investimento tricolore, ossia il mattone e i BoT, si sono aggrappati al contante: secondo il Censis, la voce “biglietti, monete e depositi a vista” del portafoglio finanziario delle famiglie è aumentata del 33,6% nel decennio 2008-2018 e ben del 7,4% nel solo biennio 2016-18 (contro un calo del 2,2% del totale delle attività finanziarie nel biennio).

 

Erosione dei risparmi

Il risultato? Per paura di rischiare gli italiani finiscono per avere la certezza di perdere soldi, facendoseli “mangiare” dall’inflazione. Secondo un’elaborazione di AdviseOnly per Il Sole 24 Ore, mille euro parcheggiati dieci anni sotto il materasso, o sul conto corrente, oggi varrebbero in termini reali appena 875 euro, mentre se fossero stati investiti in azioni delle Borse globali sarebbero più che raddoppiati a quota 2241 euro.

Il problema numero uno è l’educazione finanziaria. Un’indagine di Banca Mondiale e Standard and Poor’s, Financial Literacy around the world, vede il nostro Paese arrancare al 63mo posto dietro a Togo, Zambia, Madagascar, Senegal e Benin.

E come conferma lo studio della Consob, il 21% degli italiani non conosce nozioni base come inflazione, relazione rischio/rendimento, diversificazione, caratteristiche dei mutui e interesse composto. Solo il 4% riesce a dare una corretta definizione di cosa siano conto corrente, azioni, obbligazioni, fondi comuni e Bitcoin, ma in compenso il 40% ritiene di avere “elevate capacità di gestire le proprie finanze”.

Insomma, abbiamo un’educazione finanziaria molto basica o inesistente, ma siamo convinti di essere molto in gamba. Risparmiamo, ma il terrore di perdere un centesimo ci porta a nascondere il denaro sotto alla versione moderna del materasso, la liquidità dei conti deposito, pur consapevoli che i nostri soldi saranno rosicchiati dal carovita.

 

Il ruolo del consulente finanziario

In queste condizioni, un po’ di sana consulenza finanziaria da parte di buoni professionisti non ci farebbe male. E anche se secondo l’indagine Consob oltre la metà degli investitori non è grado di identificare i tratti distintivi di un servizio di consulenza finanziaria, la buona notizia è che secondo un sondaggio condotto da Gfk per AXA IM sette italiani su dieci hanno dichiarato di fare affidamento su un consulente.

Nell’ambito del rapporto di consulenza, il 60% degli intervistati da Consob segue sempre le raccomandazioni ricevute, ma il 20% si documenta consultando altre fonti, in particolare se non ha capito le ragioni di una strategia di investimento: e lo fa chiedendo lumi al professionista, ma anche cercando informazioni sui siti delle Autorità di vigilanza o sui social network, oppure ascoltando le opinioni di parenti, amici e conoscenti.

Al contrario i roboadvisor - ovvero le piattaforme software di consulenza finanziaria - vengono utilizzate solo dal 6% degli intervistati, anzi il 60% dichiara di preferire i consigli di un essere umano a quelli di un algoritmo.

Quando però si tratta di pagare l’essere umano, la maggior parte degli intervistati è convinta che il servizio sia prestato a titolo gratuito: “la disponibilità a pagare è molto bassa anche tra gli investitori assistiti da un esperto”, sottolinea lo studio di Consob.

Ma come scegliere un buon consulente finanziario? Qualche rapido consiglio: innanzitutto va richiesta al professionista la documentazione che attesta il suo stato professionale, quindi il numero di iscrizione all’albo, la sede legale della rete d’appartenenza e l’indirizzo dove inviare eventuali reclami, magari verificando il tutto sul sito dell’Organismo di vigilanza e Albo unico di consulenti finanziari. Non bisogna avere paura di chiedere chiarimenti su tutti i passaggi contrattuali e le movimentazioni di portafoglio, così come sulla strategia complessiva di investimento. Infine è consigliabile mettere nero su bianco le varie indicazioni ottenute, aggiornando di volta in volta quello che finisce per diventare un vero e proprio “diario” del rapporto di consulenza.