La prossima recessione mondiale sarà dura come nel 1929 o nel 2009? Ecco cosa ci aspetta

Proviamo a capire come potrebbe essere la prossima recessione, se lunga o breve, profonda o superficiale, mondiale o localizzata.

 

Gli Stati Uniti stanno vivendo la più lunga fase di espansione economica della storia recente. Iniziata ufficialmente nel giugno 2009, sta continuando a macinare record nonostante guerre commerciali e tensioni geopolitiche: in luglio ha superato anche la durata del boom economico 1991-2001, che era stato trainato dalla prima fase della globalizzazione fino a culminare nella bolla tecnologica. Ma prima o poi anche questa lunghissima corsa, alimentata dalle politiche ultraespansive delle banche centrali, dovrà fermarsi.

Come sarà la prossima recessione? Lunga o breve? Profonda o superficiale? Mondiale o concentrata solo su alcune aree geografiche? «Prima di cercare di rispondere a queste domande dobbiamo fare una premessa - spiega Alessandro Tentori, Chief Investment Officer di AXA IM - : le recessioni sono fisiologiche. Anzi, secondo alcune teorie economiche come quelle dell’austriaco Friedrich Hayek, sono necessarie e salutari perché rappresentano uno shock che innesca un processo di “distruzione creativa”, eliminando i settori poco produttivi e spingendo quelli maturi a cambiare pelle».

Per cercare di capire come potrebbe essere la prossima recessione dobbiamo innanzitutto tenere presenti le cinque variabili che caratterizzano i periodi di contrazione economica: durata temporale, intensità, localizzazione geografica, possibile estensione della crisi al mondo della finanza e soprattutto pericolo di arrivare a conflitti reali, come avvenne dopo la Depressione degli anni Trenta con la seconda guerra mondiale (per l’imposizione alla Germania nel 1919 di indennizzi economici troppo duri, come aveva intuito lo stesso Keynes. Vediamo una per una le caratteristiche di queste cinque variabili.

  1. Durata temporale. «Ci sono recessioni brevi e intense come negli anni Ottanta negli Stati Uniti, che si susseguono una dopo l’altra, e poi periodi lunghi in cui non succede niente, come tra il 1991 e il 2001 o tra il 2009 e oggi. Oppure recessioni lunghe come quella che ha colpito il Giappone tra il 1991 e il 2010, per il quale è stato coniato il termine del “ventennio perduto”»: secondo i dati della Banca Mondiale (https://data.worldbank.org/indicator/NY.GDP.MKTP.CD?locations=JP), tra il 1995 e il 2015 il Pil nipponico a prezzi costanti è addirittura sceso di quasi il 24%.
  2. Intensità. «Le grandi recessioni storiche e dolorose sono state quella del 1929 o del 2009 - sottolinea Tentori - , mentre negli anni Ottanta si sono verificate contrazioni economiche leggere e veloci, per esempio nel 1981 e nel 1987. Senza dimenticare l’esplosione della bolla tech nel 2000/2001 sul Nasdaq, con una curiosità: proprio dopo il momentaneo sboom dell’internet economy la Germania ha in parte abbandonato il digitale per concentrarsi sull’economia reale. Senza il crollo del Nasdaq, in altre parole, forse avremmo avuto una “locomotiva d’Europa” tedesca più protagonista nel digitale».
  3. Localizzazione. «Un esempio da manuale di crisi rimasta localizzata è quella del Giappone nei primi anni Novanta - spiega il CIO di AXA IM - : travolta dallo sboom della bolla speculativa immobiliare degli anni Ottanta, quella che era allora la seconda potenza economica mondiale entrò in una lunga situazione pseudorecessiva durata oltre vent’anni, senza però contagiare le altre economie mondiali».
  4. Ruolo del settore finanzario. «Le recessioni legate alla finanza sono la normalità oggi - continua Tentori - principalmente per tre motivi: il settore finanziario è sempre più importante, è aumentato il debito complessivo e la leva “amplifica” le crisi. E’ il caso, per esempio, della crisi dei mutui subprime statunitensi del 2007, nata nel mondo dell’economia reale da una serie di insolvenze, ma amplificata a dismisura dalla finanza, in particolare dai CDO , obbligazioni garantite da debiti individuali».
  5. Recessioni che sfociano in conflitti reali. «Il caso da manuale è la seconda guerra mondiale, innescata dalla Grande Depressione in Germania. Per fortuna si tratta di eventi rari - spiega ancora Tentori - soprattutto oggi, con il peso della finanza che tende sempre più a innescare conflitti commerciali. Esistono però guerre locali che sfociano in una recessione perché legate a una materia prima di importanza globale: per esempio i conflitti in Iraq o la crisi del Canale di Suez del 1956, che portarono a un aumento del prezzo del greggio e quindi a una “tassa sui consumi” recessiva a livello mondiale».

La prossima recessione. «Probabilmente non nascerà dal settore finanziario, perché oggi le banche, soprattutto in Europa, sono molto più robuste che nel 2008, ma dall’economia reale - riflette Tentori - . Sarà una recessione fortunatamente più leggera di quella del 2008/09, ma globale, soprattutto se avrà origine negli Stati Uniti o in Cina. Non ci saranno forti scossoni sociali o conflitti, anche se aumenterà la disoccupazione».

Il vero problema, continua il CIO di AXA IM, è che le banche centrali non avranno molte munizioni per fronteggiare la crisi, soprattutto se in presenza di disinflazione e non di inflazione. «Questo è vero soprattutto in Europa - spiega Tentori - per la politica ultraespansiva della BCE: mentre negli Stati Uniti la prossima recessione sarà rapida, nel Vecchio Continente si rivelerà più lunga. E probabilmente rappresenterà quello shock in grado di cambiare profondamente la struttura della Ue, accelerando il processo di unione bancaria e la mutualizzazione dei debiti».


“Probabilmente la prossima recessione non nascerà dal settore finanziario, perché oggi le banche, soprattutto in Europa, sono molto più robuste che nel 2008, ma dall’economia reale. Sarà una recessione fortunatamente più leggera di quella del 2008/09, ma globale, soprattutto se avrà origine negli Stati Uniti o in Cina”.

 

Figura 1: Negli Stati Uniti la fase di espansione economica più lunga della storia

Fonte: National Bureau of Economic Research, Oxford Economics

 


Figura 2: Durata delle recessioni negli Stati Uniti dal 1857 a oggi

Fonte: National Bureau of Economic Research

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