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Il clima che cambia per gli investimenti sostenibili

In questa serie di articoli sul Decennio di transizione analizzeremo il ruolo fondamentale degli investimenti ispirati da criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) per assicurarci un futuro più sostenibile. La Parte 1 si concentra in particolare sul primo elemento, la “E”  di “environment”, in quanto è sempre più evidente la necessità di affrontare in modo proattivo il cambiamento climatico.

Se i primi due decenni del XXI° secolo sono stati contraddistinti dall’acquisizione di consapevolezza, i prossimi 10 anni saranno la fase della transizione. Il nostro futuro dipenderà dall’impatto dei cambiamenti che sapremo realizzare, sia in termini di modelli di consumo che di modalità di gestione delle risorse del pianeta. Restano solo dieci anni per realizzare gli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, il programma d’azione che auspica “la pace e la prosperità per le persone e per il pianeta, per oggi e per il futuro”.

La buona notizia è che molte economie globali stanno aderendo all’obiettivo di azzeramento delle emissioni nette di carbonio. Secondo il Climate Action Tracker, 126 paesi responsabili del 51% delle emissioni globali si sono posti degli obiettivi di decarbonizzazione. È significativo che l’impegno a contrastare il cambiamento climatico sia condiviso in tutte le regioni del globo, anche da paesi che in passato non avevano aderito alla transizione verde.

Amanda O’Toole, gestore della strategia Clean Economy di AXA Investment Managers (AXA IM), dichiara: “Il cambiamento è evidente in tutto il pianeta, e rende molto più difficile per imprese e investitori ignorare le tendenze in atto”.

Non sono soltanto le amministrazioni —a livello nazionale, regionale e comunale —che abbracciano l’etica “net zero”. “Il 2020 è stato un anno eccezionale per numero di società mainstream che hanno annunciato target net zero,” conclude.

Il Gruppo AXA si è impegnato a ridurre del 20% le emissioni di CO2 dei suoi investimenti entro il 2025.

Secondo quanto riporta Bloomberg, gli investimenti che integrano criteri ESG rappresenteranno più di un terzo del mercato entro il 2025, con un patrimonio gestito di oltre 53.000 miliardi di dollari.

Gilles Moëc, Chief Economist del Gruppo AXA, sottolinea che ci si aspetta questo incremento a livello di investimenti nonostante il rallentamento congiunturale provocato dalla pandemia da coronavirus, in netto contrasto con quanto accaduto dopo la crisi finanziaria del 2008.

“Nel 2008–2009 ci fu una temporanea riduzione delle emissioni, ma nel momento stesso della ripartenza si tornò a fare le cose al solito modo,” spiega. “Quello che ci rassicura questa volta è che l’urgenza di contrastare il cambiamento climatico non è stata sacrificata per la necessità di far ripartire l’economia. Anziché considerare la transizione verde come un elemento che riduce la crescita economica, oggi, considerando gli ingenti investimenti in infrastrutture ed energia rinnovabile che implica, è vista come uno degli strumenti di quella crescita”.

Johann Plé, gestore della strategia Global Green Bonds, soggiunge: “Il Covid ha fatto capire a imprese e investitori l’importanza dei rischi extrafinanziari, e il cambiamento climatico è tra i maggiori di questi rischi”.

Le società impegnate a utilizzare il 100% di energia rinnovabile
RE100 è un’iniziativa globale che riunisce società di spicco impegnate a utilizzare il 100% di energia rinnovabile.
Agli impegni di RE100 hanno aderito oltre 280 membri in 140 mercati di tutto il mondo, per un consumo annuo complessivo di oltre 320 terawatt ora (TWh) di energia rinnovabile.

Fonte: RE100

In una fase in cui i governi cercano di rafforzare le economie nazionali, interventi di stimolo come il Dispositivo per la ripresa e la resilienza introdotto nell’ Unione Europea (UE) faranno aumentare il numero di strumenti green sul mercato, mentre le emissioni di green bond continuano a segnare ogni anno nuovi record. “Molti dei progetti di cui abbiamo bisogno sono grandi opere infrastrutturali. Dobbiamo investire quasi l’1% del PIL ogni anno di qui al 2030. Se hai la necessità di raccogliere tutto questo denaro, il mercato dei green bond è il luogo migliore in cui collocarsi”, spiega Plé.

Le aree principali per gli investimenti ESG comprendono settori affermati e in rapida crescita, come l’energia rinnovabile, i veicoli elettrici e le tecnologie efficienti, ma anche ambiti emergenti come l’idrogeno e l’energia smart. Un altro settore su cui concentrare l’attenzione è la filiera agricola e alimentare. Qui le soluzioni digitali possono contribuire a ridurre il consumo d’acqua, oltre a evitare l’enorme quantità di cibo che attualmente va sprecata.

Secondo O’Toole, negli ultimi mesi ci sono state molte iniziative incoraggianti a livello regolamentare, in Europa, negli Stati Uniti e in Asia, che rafforzano ulteriormente la motivazione a investire in tecnologie pulite. Solo questo, però, non è sufficiente. “Con strategie d’investimento che puntano alla riduzione delle emissioni, spesso è necessaria un’informativa più esauriente da parte delle società rispetto ai rischi ESG, in particolare sulle emissioni di carbonio,” conclude.

Fonte: Bloomberg (il dato 2020 riguarda le obbligazioni ESG emesse fino al 1° dicembre)

“Spesso la creazione di portafogli è limitata dalla mancata pubblicazione di dati sulle emissioni,” aggiunge Moëc. “Abbiamo bisogno di informazioni, con dati standardizzati. Quando queste informazioni sono presenti, diventa molto più facile inserire le società nei nostri portafogli. In questo modo le aziende saranno spinte a pubblicare i dati”.

Tuttavia, sempre secondo O’Toole, non esiste ancora un sistema condiviso a livello di settore riguardo alla modalità di misurazione e rendicontazione su queste metriche. “L’uniformità dell’informativa societaria su aspetti ESG è essenziale, perché ci consente una comparazione delle performance tra entità, proprio come si fa con i dati finanziari”.

Cinque tra i più importanti organi normativi — la Global Reporting Initiative (GRI), il Sustainability Accounting Standards Board (SASB), l’International Integrated Reporting Council (IIRC), il Climate Disclosure Standards Board (CDSB) e il CDP (già Carbon Disclosure Project) — hanno recentemente annunciato l’intenzione di collaborare all’allineamento degli standard. Da queste dichiarazioni è già scaturita l’unione tra il SASB e l’IIRC, che hanno costituito la Value Reporting Foundation, e a questo seguiranno altri consolidamenti.

Il mercato dei green bond ha problemi molto simili, perché esistono solo linee guida facoltative, che aumentano il pericolo di greenwashing. “Se vogliamo davvero far crescere il mercato, dobbiamo introdurre qualche forma di regolamentazione e degli standard comuni,” suggerisce Plé.

La Tassonomia verde dell’UE, sistema di classificazione delle attività ambientalmente sostenibili, avrà un ruolo importante per gli investimenti, sia azionari che obbligazionari. Definirà i criteri che contraddistinguono un investimento green e daranno luogo a un approccio standardizzato ai rischi ESG, con particolare riguardo alla decarbonizzazione.

Anche in altri ambiti vi sono segnali incoraggianti, ad esempio i recenti annunci di obiettivi net zero da parte della Cina, del Giappone e della Corea del Sud, mentre la vittoria di Biden alle presidenziali americane sta producendo un significativo cambiamento del sentiment. “Il risultato delle elezioni USA ha decisamente segnato una svolta per la finanza verde,” spiega Plé. “Biden si è impegnato a dedicare 2.000 miliardi di dollari al finanziamento di progetti ambientali, dando un forte impulso al settore”.

Fonte: Bloomberg (il dato 2020 riguarda i green bonds emessi fino al 1° dicembre)

I prezzi del carbonio saranno uno strumento fondamentale per incoraggiare gli investitori a finanziare iniziative volte alla decarbonizzazione, ma non ci si può aspettare che funzionino in modo isolato. “Se lasci che il prezzo del carbonio aumenti fino al livello necessario per ridurre le emissioni, potresti andare incontro a forti resistenze sul fronte politico e sociale. Deve essere associato a politiche volte a mitigare il costo più elevato del carbonio,” spiega Moëc. “Non puoi andare verso net zero se non tieni conto anche delle esigenze delle comunità che saranno interessate dal cambiamento. Essenzialmente, si tratta di riconciliare la ‘E’ e la ‘S’ di ESG.”

Un numero crescente di investitori è impegnato nella decarbonizzazione dei portafogli. Il Gruppo AXA si è impegnato a ridurre del 20% le emissioni di CO2 dei suoi investimenti entro il 2025. AXA è stata uno dei primi firmatari della Net-Zero Asset Owner Alliance, mentre AXA IM ha aderito all’iniziativa Net Zero Asset Managers a dicembre 2020, in entrambi i casi con l’impegno ad azzerare le emissioni nette degli asset gestiti entro il 2050. La seconda iniziativa, che conta già 30 firmatari con 9.000 miliardi di dollari di asset gestiti, esprime un messaggio chiaro. “È proprio così. Asset manager di tutto il mondo sono pronti ad assumersi un impegno in questa direzione. Non è un’area di nicchia,” aggiunge Moëc.

Col migliorare dello standard di informativa e mano a mano che si chiarisce, da un lato, ciò che devono fare le società per favorire la transizione verde e, dall’altro, quali sono gli ingredienti di un investimento green, nei prossimi decenni il mercato delle soluzioni green si affermerà come fondamentale fonte di crescita. A ciò si aggiungerà il sostegno della politica e l’introduzione di regolamenti più restrittivi. Secondo Moëc, sono finiti i giorni in cui investire su temi ambientali era considerato un ostacolo alla crescita. “La realtà è questa. Non ha senso cercare di ignorare il problema”.

“Siamo appena all’inizio di una transizione che si concluderà oltre la fine del decennio,” afferma O’Toole. “Ci sono grandissime opportunità per le società e per gli investitori, ed è già possibile costruire un portafoglio ben diversificato senza compromessi sulla qualità”.

 

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Questo contenuto è stato creato da Bloomberg Media in partnership con AXA IM. La pagina originale può essere vista qui.

 

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