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Nuova spinta all'energia pulita grazie al coronavirus

Le oscillazioni del mercato dovute all'impatto del coronavirus (e alla precedente guerra dei prezzi del petrolio) sono destabilizzanti per tutti gli osservatori del settore energetico. Ma la pandemia potrebbe dare una nuova spinta all’energia a zero emissioni di carbonio.

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Circa dodici anni fa, il fondatore e CEO di New Energy Finance Michael Liebreich chiese a una nutrita platea di dirigenti di aziende elettriche californiane e rappresentanti di organi normativi quale strategia avrebbero perseguito nel momento in cui la massiccia presenza di energia solare in rete avesse fatto precipitare i prezzi energetici in negativo. Le risposte furono del tipo “ma è ridicolo”, “non succederà mai” o “ma di cosa sta parlando?”

Oggi un'eventualità di questo tipo si presenta piuttosto di frequente. Le forti turbolenze dei mercati petroliferi delle ultime settimane, che hanno spinto il mercato statunitense dei futures sul petrolio e i mercati del petrolio fisico in territorio negativo, hanno fatto tornare in mente con prepotenza quella conversazione.

Le oscillazioni del mercato dovute all'impatto del coronavirus (e alla precedente guerra dei prezzi del petrolio) sono destabilizzanti per tutti gli osservatori del settore energetico. Persino i più convinti sostenitori dell'inevitabilità di un mondo zero-carbon riconoscono che la pandemia potrebbe ripercuotersi sui mercati delle rinnovabili, scoraggiando gli investimenti delle società energetiche storiche in questa direzione, minando gli acquisti di quote di carbonio e riducendo l'impegno delle aziende a incrementare l'uso di energia pulita. In questo mondo sottosopra, gli industriali potranno essere scusati se interpreteranno la “sostenibilità” nel senso di tenere in piedi l'azienda più che di valutarne il mix elettrico.

Questo vale soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dove l'energia da combustibili fossili rappresenta ancora la quota prevalente degli impianti e dell'attività di generazione. Poiché questi paesi saranno anche i principali responsabili della crescita della domanda di qui al 2050, le loro scelte avranno un impatto decisivo sulla salute e sulla ricchezza mondiali, dal cambiamento climatico alla qualità della nostra acqua e dell'aria che respiriamo. Ma come potrebbero queste realtà che si stanno appena affacciando all'economia energetica contemporanea pianificare il domani, se l'oggi è senza precedenti?

Io avrei dei suggerimenti, partendo da qualche numero. La Cina e altri mercati emergenti rappresentano già una quota importante degli investimenti globali in energia pulita. Le dimensioni di questo mercato — oltre un terzo di mille miliardi di dollari investiti in ognuno degli ultimi cinque anni — fanno capire che l'energia pulita non si limita di certo a una nicchia, né riguarda esclusivamente i paesi ricchi.

La ragione di questi grandi numeri è il costo: l'energia pulita è spesso la scelta più conveniente per generare energia in qualsiasi paese, indipendentemente dal suo reddito pro capite, dal suo livello di sviluppo o dalla presenza di risorse rinnovabili. In India, per esempio, le due opzioni più economiche, senza incentivi, per la generazione di energia sono l'eolico e il solare.

Naturalmente, in presenza di una pandemia globale qualsiasi piano di interventi tecnologici e infrastrutturali a lungo termine sarebbe rinviato, energia inclusa. Queste realtà non fanno che enfatizzare l'importanza di pensare in modo strutturato a come potrebbe essere il futuro dell'energia nei paesi a basso reddito e in via di sviluppo.

Iniziamo da quelle che io chiamo le tre V: Vettore, Varianza e Valore.

I Vettori creano un senso di direzione che facilita le previsioni. Fino a questo momento, le tecnologie dell'energia pulita hanno indicato una direzione chiara: il loro costo è diminuito, mentre la loro efficienza è migliorata. Ciò è dovuto ad alcune loro caratteristiche principali. Innanzitutto, si tratta di tecnologie modulari e caratterizzate da volumi elevati. Sono  distribuite, vale a dire che vengono applicate più volte l'anno in diverse sedi. E, di conseguenza, la loro realizzazione è favorita da economie di scala e da costanti miglioramenti.

Va considerato che attualmente ci sono solo 385 centrali a carbone in costruzione. Quest'anno, per contro, saranno assemblate e installate decine di migliaia di turbine eoliche, e centinaia di milioni di moduli fotovoltaici. Tutta questa produzione implica un affinamento — migliore efficienza, costi ridotti, maggiore affidabilità — in quanto produttori e installatori imparano a fare le cose meglio.

Questi miglioramenti sono inoltre sufficientemente affidabili da consentire agli investitori di puntare sul fatto che continuino. Possiamo considerare ad esempio il prezzo spot dei moduli fotovoltaici in silicio multicristallino. Al di là di qualche deviazione minore, il trend è inequivocabile.

La seconda V di cui tenere conto è la varianza. Se le tecnologie dell'energia pulita distribuite e in volumi elevati evidenziano una riduzione costante dei costi e un aumento dell'efficienza, per i combustibili fossili è vero il contrario. I prezzi variano in base al rapporto tra domanda e offerta — anche in modo estremo, come nelle ultime settimane— mentre il contenuto di energia dei fossili è fisso e legato alla loro composizione molecolare.

Questa varianza può essere positiva se fai trading nel settore energetico, ma è difficile da gestire se devi prendere decisioni rispetto alla costruzione di centrali a combustibili fossili, con un orizzonte di 20-40 anni. Chi deve pianificare non può sapere se il prezzo di un dato combustibile si manterrà nell'intervallo utilizzato al momento dell'approvazione dei nuovi impianti e preso come riferimento dalle banche per la concessione di finanziamenti. Negli ultimi tre anni, per esempio, il carbone via mare in Asia è stato più conveniente a parità di energia sia rispetto al gas che al petrolio…ma è stato anche il più caro dei tre. Chi pianifica un investimento può bloccare i prezzi a lungo termine a una tariffa fissa, ma non può farlo per sempre; una volta costruito l'impianto, convertirlo a un altro combustibile è molto difficile, se non impossibile. L'unica costante che ci si può aspettare da qualsiasi nuovo impianto di generazione a combustibili fossili è la variazione.  

C'è un altro fattore più immediato di varianza di cui occorre tenere conto: i tassi d'interesse. Come ha recentemente fatto notare il collega John Authers, da una ricerca condotta dalla Federal Reserve Bank of San Francisco è emerso che le pandemie sono seguite da una riduzione dei tassi d'interesse reali (mentre dopo le guerre tendono ad aumentare). Le pandemie fanno abbassare i tassi d'interesse reali per un motivo piuttosto logico, ancorché deprimente: la riduzione dell'attività economica.

Questa riduzione dei tassi d'interesse può essere vantaggiosa per le energie pulite. Gli impianti di generazione che sfruttano solo gli elementi o l'energia geotermica non utilizzano combustibili. Di conseguenza, hanno spese operative più basse rispetto agli impianti alimentati da combustibili fossili. Essenzialmente, negli impianti a energia pulita gli investitori devono convogliare il valore di decenni di spese operative variabili in un'unica spesa fissa in conto capitale. L'investimento iniziale è più alto e le spese operative sono sostituite dalla spesa in conto capitale, ma meno scendono di tassi d'interesse, più l'operazione conviene.

L'ultima V? Valore, come in “valore aggiunto”. In questo caso, il valore aggiunto ha numerose connotazioni, spaziando da quelle tecniche e legate all'energia, a quelle finanziarie e ambientali, tutte altrettanto importanti.

In termini tecnici, l'energia pulita può favorire l'infrastruttura energetica dei paesi a più basso reddito e in via di sviluppo, consentendo di portare elettricità ai consumatori più velocemente rispetto alla costruzione di grandi centrali elettriche. La realizzazione degli impianti avviene in modalità distribuita e scalabile— dal pannello solare che carica una lanterna a una centrale per la distribuzione di energia a un centro urbano. Si tratta di sistemi resilienti: un gruppo di piccoli generatori a energia pulita, per esempio, resiste meglio in caso di uragani, come quelli che hanno devastato la vetusta rete elettrica di Portorico, prevalentemente alimentata a petrolio.

In termini finanziari, l'energia pulita consente di contenere la spesa energetica. Un altro elemento prezioso è la ridotta esposizione alle variazioni di prezzo dei combustibili, oltre al vantaggio rappresentato dalla creazione di posti di lavoro. Il numero relativamente elevato di lavoratori necessari per installare e prestare assistenza agli impianti solari distribuiti in questo caso è una caratteristica positiva, non un difetto — crea occupazione e, al tempo stesso, consente un risparmio energetico.

In termini ambientali, il valore aggiunto dell'energia pulita è evidente. Le emissioni di biossido di carbonio sono bassissime se non nulle. Gli impatti legati all'estrazione dei combustibili sono minimi. La qualità dell'aria e dell'acqua a livello locale migliora.

Naturalmente, l'impatto del Covid-19 non influisce soltanto sul sentiment degli investitori, ma anche sulla fiducia nel futuro. Entrambi i fattori rendono difficile fare piani, ma purtroppo è necessario. Ecco tre consigli da tenere presenti per qualsiasi decisione politica:

Acquisisci dati di buona qualità: Sembra facile ma non lo è. Ministri dell'energia, funzionari governativi, politici e altri decision maker spesso ragionano su ipotesi di costi tecnologici vecchie di anni. Ottieni dati aggiornati sul prezzo delle tecnologie rinnovabili; procurati le analisi più recenti e trasparenti sulla generazione di energia; chiediti che cosa accadrà se i trend attuali proseguiranno (o in caso contrario).

Fai un buon investimento: Gli asset energetici sono immobilizzazioni a lungo termine e sono creature dei mercati dei capitali. L'energia pulita può virtualmente essere poco visibile, ma è ingenuo pensare che questi investimenti siano esenti dai normali vincoli finanziari e di governance e dai processi della politica dei paesi che ne fanno uso. Il Climatescope annuale di BloombergNEF analizza 167 indicatori nazionali, dalla politica ai mercati dei capitali e alle norme tecniche, che rendono possibili importanti investimenti in energia pulita. Questi indicatori evidenziano ciò che rende felici gli investitori, e quello che attirerà i capitali pazienti e attivi, più idonei ad asset a lungo termine.

Fai  lavorare più gente: L'energia rinnovabile può produrre più occupazione rispetto agli impianti alimentati a combustibili fossili. L'anno scorso, il settore solare negli USA ha dato lavoro a  più di 248.000 persone, mentre l'industria combinata di petrolio e gas contava 202.000 dipendenti. Il solare, in particolare, crea molti posti di lavoro nelle fasi della costruzione. Inoltre, questi posti di lavoro non riguardano soltanto  uomini. A livello mondiale, il numero di occupati nel settore della generazione di energie rinnovabili  è salito da 7,3 milioni nel 2012 a quasi 11 milioni nel 2018. Anche il prodotto finale di questi impianti (energia a basso costo e a zero emissioni)  contribuisce a creare occupazione.

L'attuale turbolenza del mercato dell'energia rende solo più chiari i vantaggi a lungo termine della generazione di energia zero-carbon, specialmente per i paesi in via di sviluppo impegnati a favorire l'accesso della popolazione all'energia elettrica. Assicurare elettricità per tutti è già stato fatto in passato; si può rifare ora – questa volta in modo più pulito.

 

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