INSIGHT - TOMORROW AUGMENTED - INNOVAZIONE - ARTICOLO - Come sarà la nostra vita nel 2025? Sempre più interconnessa, con oltre 50 miliardi di dispositivi in mano agli utenti

Come sarà la nostra vita nel 2025? Sempre più interconnessa, con oltre 50 miliardi di dispositivi in mano agli utenti

L’internet delle cose (IoT, dall’inglese Internet of Things) nei prossimi anni cambierà radicalmente il mondo e i dispositivi connessi ne rappresenteranno una parte rilevante.

Tempo di lettura: 5 minuti

 

Entro il 2025 la nostra vita sarà sempre più interconnessa e il tasso di penetrazione dei dispositivi, secondo McKinsey, supererà la soglia dei 50 miliardi (erano 12,5 miliardi nel 2010). Le persone useranno i ‘device’ - molti dei quali dotati di sensori e funzioni di attivazione automatica - in quasi tutte le aree della loro vita quotidiana: dal lavoro al tempo libero, dalla salute alla scuola. Oggetti talmente duttili che, già oggi, possiamo vederne le potenzialità: adattarli alle nostre esigenze, installarli rapidamente, addirittura indossarli. Saranno in grado di trasferire enormi volumi di dati ai loro fornitori o terze parti, sia per analisi in tempo reale sia per attivare automaticamente reazioni o servizi.

Fonte: Markus Löffler, Christopher Mokwa, Björn Münstermann, and intelligence and Anand Rao, "Partnerships, scale, and speed: The hallmarks of a successful IoT strategy," March 2017, McKinsey.com

I tradizionali modelli di business saranno ripensati grazie all’interconnettività che, secondo Simona Panseri, direttore comunicazione di Google Sud Europa, “sta andando nella direzione di fornire servizi utili per le persone, per far sì che possano scegliere, quando e per quanto tempo utilizzare i dispositivi”. Prodotti, ha aggiunto parlando nel corso del  convegno Talk on Tomorrow, presso la Fondazione Feltrinelli di Milano a novembre,  “che rispondono ai bisogni reali di milioni di persone” e perché abbiano successo bisogna “progettare soluzioni che siano accessibili anche a chi ha forme di disabilità permanenti o temporanee”. È proprio con questo concetto, ha spiegato, che sono nati i servizi che aiutano quelli che, mentre hanno le mani occupate, hanno esigenza di consultare un terminale, guidare, impostare un timer o chiamare al telefono.

 

Quattro ecosistemi digitali emergenti

Ci sono quattro ecosistemi digitali che stanno emergendo e che sono già sotto i riflettori delle assicurazioni: mobilità/auto, casa intelligente, sanità e linee commerciali. Le ricadute della tecnologia IoT sono molteplici: permette, per esempio, di velocizzare un processo, analizzare più nel dettaglio un fenomeno o di determinare i rischi in modo più preciso. Per altro è ciò che che già avviene nell’Rc auto: gli agenti, che fino a ieri avevano proposto assicurazioni basandosi solo su indicatori diretti (indirizzo, affidabilità creditizia, età), oggi dispongono dati sul comportamento dell’automobilista e sull’uso del veicolo (velocità e uso di notte). Le applicazioni di tale tecnologia nei Paesi in cui il mercato è già molto maturo rivelano, secondo l’analisi di McKinsey, che gli assicuratori possono valutare il rischio in modo molto più accurato. E i veicoli che tanno per arrivare sul mercato saranno ancora più tecnologici di quelli che conosciamo e permetteranno uno scambio di dati ancora più dettagliato. Un recente rapporto di Gartner dà una misura di quello che sarà la viabilità: entro il 2023 arriveranno sulle strade di Usa, Asia ed Europa (le regioni che adotteranno per prime norme dedicate alla guida autonoma) circa 746mila autoveicoli ‘high tech’.

‘Machine learning’ e privacy

Il ‘machine learning’, ha affermato Panseri, “è oggi la forma di intelligenza artificiale che abbiamo a disposizione: ci sta aiutando tantissimo a sviluppare servizi che possono essere sempre più rilevanti nella vita delle persone, a velocizzare i processi ma anche, soprattutto, a risolvere alcuni grandi problemi come, per esempio, supportare i medici nella ricerca”. Il tema della privacy, secondo la manager, “è un tema assolutamente importante che, come Google, ci poniamo nel momento in cui ciascun servizio viene sviluppato”. In questo senso ritiene che la Gdpr (normativa Ue che regola la sicurezza dei dati) “sia senz’altro un passo significativo perché definisce i criteri” ma, precisa, “il problema della privacy continuerà a evolversi con l’evoluzione dei servizi”. In ogni caso, ricorda, gli utenti dispongono già di “strumenti semplici da raggiungere in ogni momento per decidere quale diffusione debbano avere i propri dati”.

 

‘Food delivery’, nuovo mercato grazie alla tecnologia

La tecnologia ha permesso anche il rapido sviluppo di un nuovo settore economico: le consegne a domicilio. Il mercato italiano del ‘food delivery’ vale circa 3,2 miliardi di euro, con gli ordini digitali che coprono appena il 18%. Nel complesso, ha affermato Daniele Contini, Country Manager di JustEat Italia, “il settore oggi vale solo l’1-2% di tutto l’e-commerce e anche per questo ha spazi di crescita enormi: se acquisto un libro o un viaggio una volta al mese, mangio però tre volte al giorno e si tratta di un ritmo destinato a restare costante nel tempo”. La crescita del ‘food delivery’ è stata esponenziale al punto che gli è stato chiesto se si possono immaginare abitazioni senza cucina. “È possibile – ha risposto Contini - anche se è un futuro un po’ distopico e sicuramente non vicino. Però ci sono fenomeni che dimostrano come anche il settore del food si stia evolvendo. Comunque – ha aggiunto - a Los Angeles e Milano ci sono già case che hanno cucine condivise tra condomini sull’idea degli ostelli”.

 

Per il disclaimer clicca qui: Informazioni importanti