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Con il BTP Green l'Italia «corre» verso la COP26

Anche l'Italia fa il suo ingresso nel mercato dei green bonds sovrani. L'emissione del BTP Green incontra un grande favore sul mercato, con una domanda quasi dieci volte l'offerta. Quella verso i titoli sovrani "verdi" è una corsa ormai lanciata. Anche in vista della COP26 di fine anno.

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A inizio marzo con l'emissione del BTP Green anche l'Italia ha fatto il suo ingresso nel mercato dei green bonds sovrani, i titoli di Stato "verdi" per il finanziamento di attività a impatto positivo sull'ambiente. È stata la conferma da una parte dell'importanza che gli Stati assegnano all'emissione di questi titoli, ormai una sorta di biglietto da visita per dimostrare la propria volontà di procedere verso la decarbonizzazione del modello di sviluppo. Dall'altra, del grande favore che tali titoli incontrano sui mercati, sempre più alla ricerca di opportunità d'investimento green.

 

Neutralità climatica e SDGs nel mirino

Come indicato nella Legge di Bilancio 2020, che aveva annunciato l'introduzione dei titoli di Stato green, il BTP Green è finalizzato alla raccolta di risorse da destinare al finanziamento di spese statali a positivo impatto ambientale. Il riferimento è in particolare al raggiungimento dell'obiettivo della neutralità climatica (emissioni nette di CO2 pari a zero) entro il 2050, in coerenza con il quadro definito nel Green Deal dell'Unione europea, e agli obiettivi ambientali integrati nella classificazione delle attività sostenibili su cui fa perno il Piano d'azione europeo sulla finanza sostenibile.

Nello specifico, le spese finanziabili con le risorse raccolte dal BTP Green dovranno rientrare in uno dei seguenti settori: fonti rinnovabili elettriche e termiche, efficienza energetica, trasporti (mobilità sostenibile), prevenzione e controllo dell'inquinamento ed economia circolare, tutela dell'ambiente e della biodiversità, ricerca. Allo stesso tempo il BTP Green intende sostenere il raggiungimento da parte dell'Italia di alcuni degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, o SDGs, fissati dalle Nazioni Unite: acqua pulita e igiene (SDG 6), energia pulita e accessibile (SDG 7), città e comunità sostenibili (SDG 11), consumo e produzione responsabili (SDG 12), agire per il clima (SDG 13), vita sott’acqua (SDG 14), vita sulla terra (SDG 15). Significativo, nell'ottica degli investitori attenti a indirizzare le loro scelte nel senso della sostenibilità sociale e ambientale, è anche l'elenco dei settori esclusi dalle spese finanziabili con il BTP Green, fra cui figurano ad esempio combustibili fossili, alcol, contratti militari, gioco d'azzardo, produzione di armi.

 

Fonte: Quadro di riferimento per le emissioni dei nuovi BTP Green, Ministero dell'Economia e delle Finanze, Febbraio 2021

 

Tutti pazzi per i "sovereign"

L'ingresso dell'Italia conferma come quella verso l'emissione di titoli di Stato green sia una vera e propria corsa, dove nessun Paese sembra voler restare indietro. È legittimo ipotizzare che nel giro di pochi anni la presenza di questi titoli sui mercati, che fu inaugurata alla fine del 2016 dalla Polonia,  potrebbe diventare la regola.

Secondo i dati della Climate Bonds Initiative (CBI), a fine novembre 2020 erano 22 le nazioni, espressione di economie avanzate come pure di mercati emergenti, che avevano emesso green bonds, social bonds o sustainability bonds, per un ammontare complessivo vicino ai 100 miliardi di dollari, con alcune nazioni già protagoniste di più di un'emissione. Altre 14 nazioni avevano preannunciato l'intenzione di emettere questi titoli nel biennio 2021-2022. Secondo CBI l'obiettivo delle 40 nazioni, oltre che auspicabile, sarebbe dunque raggiungibile in tempi relativamente brevi.

 

Verso la COP26 di fine anno

Alla COP26 di novembre 2021, di cui è Paese co-ospitante insieme al Regno Unito, l'Italia con il BTP Green potrà dunque vantare di essere entrata nel gruppo di Paesi già presenti sul mercato con un titolo di Stato "verde". Che tra l'altro ha riscosso un grande interesse da parte degli investitori istituzionali internazionali, con una domanda (superiore agli 80 miliardi di euro) che è stata quasi dieci volte l'ammontare dell'emissione (8,5 miliardi di euro), registrando la partecipazione di circa 530 investitori da oltre 40 Paesi: un record per le emissioni inaugurali di green bond sovrani in Europa. Particolarmente importante la risposta ricevuta dagli investitori focalizzati sui fattori ESG (ambientali, sociali e di governance), che hanno sottoscritto oltre la metà del collocamento.

«Il livello molto elevato della domanda per il primo e tanto atteso green bond sovrano italiano non è stato una sorpresa - commenta Johann Plè, gestore del fondo AXA WF Global Green Bonds -. Ciò conforta, anzi, la nostra previsione sul fatto che gli emittenti sovrani daranno quest'anno una spinta fondamentale al mercato dei green bonds. Ci attendiamo che anche altri Paesi, come ad esempio la Spagna, si aggiungano presto».

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