I "buoni rapporti" tra investimenti ESG e performance

Per lungo tempo si è affermato che investire in modo sostenibile implicasse un sacrificio sui rendimenti. Molti studi hanno però dimostrato il contrario, creando la convinzione diffusa che l'integrazione dei fattori ESG (ambientali, sociali e di governance) ha un "business case" solido.

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Un falso mito sulla finanza sostenibile e responsabile (SRI) vuole che l'investimento realizzato secondo principi e criteri di sostenibilità sia penalizzante in termini di rendimenti. Oggi disponiamo di molti autorevoli studi che provano che non è vero, rafforzando invece la convinzione che, al contrario, l'investimento che integra principi e criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) non comporti un sacrifico in termini di performance. Anzi, l'investimento SRI può  offrire una serie di vantaggi. 

 

L'impatto degli ESG è tangibile, parola di Mark Carney

A marzo del 2019, intervenendo alla conferenza "A global approach to sustainable finance" organizzata a Bruxelles dalla Commissione Europea, il numero uno della Bank of England, Mark Carney, ha espresso in modo chiaro la nuova convinzione che si è diffusa nella comunità finanziaria.

Tra gli studi citati da Carney, vi  è quello pubblicato dall'Università di Oxford con Arabesque Partners, nel quale tra l'altro si affermava che già allora, nella primavera del 2015, la sostenibilità rappresentava uno dei trend più importanti manifestatosi da decenni sui mercati finanziari. Il report aveva analizzato più di 200 fra studi, libri, articoli già pubblicati sul tema e le conclusioni a cui giungeva erano molto nette. In particolare emergeva che:

  • nell'80% dei casi, la performance dei titoli azionari delle società era influenzata positivamente da buone pratiche di sostenibilità;
  • nell'88% dei casi, a robuste pratiche ESG conseguivano migliori performance operative;
  • nel 90% dei casi, gli studi sul costo del capitale mostravano che solidi standard di sostenibilità abbassavano il costo del capitale per le società.

Inoltre, lo studio evidenziava come le società con le migliori performance di sostenibilità si rivelavano anche meno rischiose.

 

Confronto degli spread del credito

Fonte: From the stockholder to the stakeholder. How sustainability can drive financial performance, Università di Oxford e Arabesque Partners, 2015.

Commentando il report, James Gifford, primo Executive Director di UN PRI (i Principi per l'Investimento Responsabile delle Nazioni Unite), parlò di miti sulla finanza sostenibile che erano stati messi a nudo dal rapporto, in quanto lo studio dimostrava chiaramente come l'integrazione dei fattori ESG può apportare valore significativo sia alle società, sia agli investitori.

 

Nessuna penalizzazione. Anzi

Un altro studio citato da Carney moltiplicava in un certo senso per dieci il bacino di analisi di quello appena citato. Si tratta dell’analisi pubblicata a fine 2015 da DWS con l'Università di Amburgo,  su oltre duemila studi accademici condotti sin dagli anni '70 del secolo scorso per indagare l'influenza dei fattori ESG sulle performance finanziarie delle imprese. Solo nel 10% degli studi analizzati viene evidenziata una relazione negativa tra fattori ESG e performance finanziaria. Nel 90% dei casi, i fattori ESG non comportano una penalizzazione delle performance finanziarie e anzi, in larga misura (oltre il 62% dei casi), la relazione evidenziata tra ESG e performance finanziarie è positiva. In conclusione,  i ricercatori rilevano che investire con un approccio ESG ha ragioni ("business case") ben fondate empiricamente e ripaga del punto di vista finanziario.

 

E poi la volatilità

Com'è noto, non è solo l'aspettativa di rendimento, o la maggiore o minore propensione al rischio, a orientare le scelte degli investitori. La volatilità, ad esempio, è un altro parametro fondamentale da considerare. Al riguardo, fra gli studi più recenti si segnala quello di Morningstar, che ha monitorato l'andamento di poco meno di una sessantina di propri indici ESG mettendoli a confronto con indici tradizionali di riferimento. Non solo i primi hanno sovraperformato (nel 73% dei casi) rispetto ai secondi, ma hanno anche dimostrato di essere meno soggetti a fenomeni di volatilità.

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