Tomorrow Augmented

I fondi sostenibili «battono» la pandemia

Nel crollo dei mercati seguito all'esplosione della pandemia, i fondi che integrano fattori ESG (ambientali, sociali e di governance) hanno fatto meglio e raccolto di più di quelli tradizionali. Fra investitori e risparmiatori cresce la consapevolezza che sostenibilità e resilienza vanno di pari passo.

Tempo di lettura: 4 minuti

 

Lo scoppio della pandemia Covid-19 ha prodotto un forte e rapido contraccolpo negativo sui mercati finanziari internazionali. Proprio in quelle fasi, però, si è avuta un'ulteriore dimostrazione che i prodotti finanziari che integrano considerazioni legate ai fattori ESG (ambientali, sociali e di governance) non sono penalizzanti in termini di rendimenti rispetto ai prodotti tradizionali. Guardando a quanto accaduto, infatti, si potrebbe al limite affermare il contrario.

 

"ESG Leaders" sovraperformanti

Sono stati effettuati numerosi studi con l'obiettivo di mettere a confronto le performance di investimenti ESG con quelle di investimenti tradizionali durante la pandemia. Evidenze piuttosto nette sono emerse ad esempio da uno studio condotto da AXA Investment Managers.

Lo studio ha messo sotto la lente le performance registrate nei primi tre mesi del 2020, fase segnata da un forte andamento ribassista sui mercati, dalle società con rating ESG più elevato (o "ESG Leaders", cioè con un punteggio uguale o maggiore di 8 su una scala da 1 a 10, secondo la metodologia di rating ESG interna di AXA Investment Managers). Queste performance sono state messe a confronto con quelle ottenute nello stesso periodo dalle società con rating ESG più basso (o "ESG Laggards", con un punteggio uguale o inferiore a 2).

Dal confronto è emerso in modo piuttosto netto che gli investimenti in titoli ESG Leaders sono stati più performanti e più resilienti rispetto ai titoli ESG Laggards. Nel dettaglio, nei primi tre mesi dell'anno i portafogli di titoli ESG Leaders (ponderati per capitalizzazione di mercato) hanno ottenuto un rendimento negativo di -14,5%. Cioè una perdita minore sia rispetto a quella (-19,6%) fatta segnare nello stesso periodo dall'indice tradizionale di riferimento MSCI ACWI (MSCI All Country World Index), sia, in modo ancora più marcato, rispetto alla performance registrata dai portafogli di titoli ESG Laggards (-31,3%). Gli ESG Leaders hanno dunque avuto una sovraperformance del 16,8% sugli ESG Laggards.

 

Fonte: Analisi AXA IM

 

Boom di raccolta

La differenza tra investimenti ESG e tradizionali nei mesi più acuti dell'emergenza Covid-19 non si è manifestata solamente in relazione alle performance, ma anche in termini di raccolta netta. Sempre nel primo trimestre del 2020, infatti, secondo uno studio di Morningstar che ha analizzato oltre 2.500 fondi comuni d'investimento e ETF (Exchange Traded Fund) europei con caratteristiche di sostenibilità, la racconta netta di questi fondi è stata positiva per 30 miliardi di euro. Nello stesso periodo, invece, l'industria del risparmio gestito ha conosciuto complessivamente una raccolta netta negativa per 148 miliardi di euro. Nei mesi successivi i fondi sostenibili hanno poi proseguito la loro "corsa" arrivando a superare, a livello globale, la soglia anche psicologica dei 1.000 miliardi di dollari di asset gestiti.

 

Una questione di consapevolezza

In linea con quanto registrato sul versante delle performance e della crescita degli asset dei fondi sostenibili, nel corso del 2020 si è avuta anche una forte accelerazione a livello globale nel numero dei firmatari dei PRI (Principles for Responsible Investment): a metà ottobre le nuove adesioni (691) avevano già superato quelle avvenute nell'intero 2019 (6585). Tutto lascia pensare, quindi, che l'impatto del Covid-19 abbia in generale rafforzato il percorso di crescita già in atto della finanza sostenibile.

«Questo contesto straordinario ha aumentato ancora di più la consapevolezza dell'importanza di investire in maniera responsabile per creare valore - commenta Lorenzo Randazzo, Senior Institutional Sales Manager di AXA Investment Managers -. È dimostrato infatti in più analisi che l'investimento responsabile consente di avere un migliore profilo di rischio-rendimento soprattutto nel medio/lungo periodo, nella convinzione che detenere titoli sostenibili e di qualità sia premiante per l'investitore come pure per la società nel suo insieme».

 

Ti potrebbe interessare: Per i fondi pensione è arrivata l'ora di «attivarsi»