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Investire per una ripresa a «impatto»

L'impact investing continua a crescerea livello mondiale. Un’ulteriore accelerazione è stata data dalla crisi sanitaria perche’ gli investimenti a impatto hanno come scopo quello di generare un impatto sociale positivo, predefinito e misurabile. Essenziale per sostenere e orientare la ripresa.

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I dati del GIIN

La decima edizione dell'Annual Impact Investor Survey di GIIN (Global Impact Investing Network) conferma che l’impact investing cresce a livello internazionale. Il GIIN è unostudio di riferimento a livello mondiale per il settore, basato sul parere di quasi 300 fra i maggiori investitori a impatto internazionali: un numero oltre dieci volte più grande rispetto alla prima edizione del 2010, quando gli investitori interpellati furono 24, fatto che da solo è piuttosto indicativo di quanto è aumentata l’importanza dell’impact investing in appena un decennio.

Lo studio stima in 715 miliardi di dollari la dimensione attuale del mercato mondiale degli investimenti a impatto sociale. C'è inoltre ampia condivisione fra gli operatori del settore sulle buone prospettive che il mercato avrebbe di fronte. Una larga maggioranza (69%) ritiene infatti che il mercato sia in costante crescita. Il 21% si spinge persino oltre, affermando che il mercato sarebbe pronto a prendere il volo, mentre il 9% ritiene che sia solamente allo stadio iniziale. Solo il 2% dichiara che il mercato è maturo e una percentuale ancora più contenuta (0,3%) parla di mercato saturo. Nessuno degli interpellati (0%) crede che il settore sia in declino.

 

Fase evolutiva in cui si trova il mercato degli investimenti a impatto

Fonte: GIIN 2020 Annual Impact Investor Survey 

 

Altri dati salienti che emergono dal report riguardano il ruolo prioritario, fra gli investitori a impatto, svolto dalle società di gestione del risparmio, che rappresentano il 65% degli interpellati. Più dei due terzi (67%) degli investitori a impatto perseguono rendimenti a livello di mercato. Il 73% fa riferimento agli Obiettivi di Sviluppo delle Nazioni Unite (SDGs) quando si tratta di fissare gli obiettivi a impatto da conseguire. Il 61% degli intervistati si definisce investitore esclusivamente a impatto. Riguardo all'influenza della pandemia sulle strategie per il 2020, il 57% (su un gruppo ristretto di 122 investitori che hanno espresso la loro visione in merito) ha definito come improbabile una variazione degli investimenti a impatto programmati nel 2020, il 15% ha dichiarato che avrebbe probabilmente investito più del previsto, contro un 20% che al contrario avrebbe probabilmente investito di meno.

 

Uno strumento contro l'impatto della pandemia

La crescita dell'impact investing è evidenziata non solo dai numeri ma anche dall'influenza che il settore sta esercitando al di là del mondo finanziario, specie in considerazione del ruolo che si chiede di svolgere alla finanza nella fase post-pandemica: sostenere e orientare la ripresa nel senso della sostenibilità sociale e ambientale.

In occasione dell'ultimo summit annuale, il GSG (Global Steering Group for Impact Investment) ha prodotto un documento in cui invita i leader politici, i Ministri delle Finanze e i Governatori delle banche centrali del G7 e del G20, a porre l'approccio dell'impatto sociale alla base di un nuovo modello economico, indicando una serie di azioni da promuovere: aumentare la scala degli investimenti a impatto; rendere obbligatoria per le imprese la rendicontazione sull'impatto prodotto; agire sul fronte normativo per agevolare il perseguimento di obiettivi a impatto sociale da parte di imprese e investitori.

In un recente report commissionato dalla Commissione per l'Occupazione e gli Affari sociali del Parlamento europeo, il social impact investment che l'Unione europea ha iniziato a promuovere dal 2010 è indicato come una delle strategie da mettere in campo sia per affrontare le sfide evidenziate dalla crisi sanitaria, sia per raggiungere gli SDGs dell'Onu.

 

Una strategia per tutti i mercati

Sebbene, come viene messo ancora in evidenza nel rapporto di GIIN, il 59% degli asset a impatto sociale sia diretto alle economie emergenti, l'impact investing si può oggi considerare una strategia valida su tutti i mercati del globo. Escludendo infatti dal campione quelli che la ricerca identifica come i primi tre "pesi massimi" fra gli investitori interpellati, il 55% degli asset a impatto sociale si dirige verso le economie sviluppate.

“L'attività di impact investing non è prerogativa dei mercati privati in aree del mondo con maggiori difficoltà,” commenta Lorenzo Randazzo, Senior Institutional Sales Manager di AXA Investment Managers. “Noi crediamo che si possa generare un impatto positivo – aggiunge – anche tramite strategie d'investimento in mercati quotati, investendo in azioni con un approccio best-in-class, in obbligazioni con un impatto ambientale o sociale positivo, o tramite l'attività di engagement per favorire un maggiore allineamento agli Obiettivi di Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite”.

 

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