Tomorrow Augmented

Longevity, ecco come l’invecchiamento della popolazione cambia volto ai mercati finanziari

Ormai un terzo dei neonati di oggi è destinato a diventare centenario. Ma l’invecchiamento della popolazione spinge al ribasso tassi d’interesse e crescita.

Tempo di lettura: 5 minuti

 

Il 2018 è stato il primo anno nella storia dell’umanità in cui – a livello globale - il numero di ultrasessantaquattrenni ha superato quello dei bambini con meno di cinque anni. E il trend di "longevity" sta accelerando: a livello globale tra il 2018 e il 2030, il numero di ultrasessantenni è destinato ad aumentare del 42%, contro appena l’8% degli "under 60".

 

Figura 1: Il boom mondiale degli anziani


 

Fonte: ONU, marzo 2018.

 

Ma come si ripercuoterà l’invecchiamento della popolazione mondiale su Borse e mercati?

Gli esperti non hanno dubbi: il pensionamento di milioni di baby boomer nati nel secondo dopoguerra e il declino dei tassi di nascita dei loro nipotini stanno contribuendo a mantenere i tassi d’interesse a un livello storicamente basso. Ne parla espressamente uno studio della Federal Reserve, che intravede per l’economia d’oltreoceano una "nuova normalità" fatta di «bassi investimenti, bassi tassi di interesse e bassa crescita».

Di più: secondo la banca centrale statunitense «i soli fattori demografici hanno provocato un declino di 1,25 punti percentuali nei tassi d’interesse e nel Pil reale dal 1980», con l’invecchiamento della popolazione che così si rivelerebbe il maggior responsabile del declino della crescita economica negli ultimi 38 anni.

 

Come è possibile che l’invecchiamento della popolazione schiacci a terra tassi e crescita?

In teoria dovrebbe accadere il contrario: con il numero dei lavoratori attivi (che risparmiano) in calo e quello dei pensionati (che spendono in cure mediche) in crescita, i tassi dovrebbero subire pressioni al rialzo, non al ribasso. Un numero ridotto di lavoratori attivi dovrebbe infatti aumentare il proprio potere contrattuale e di conseguenza i salari, facendo lievitare inflazione e tassi d’interesse. Ma anche i consumi dei pensionati in teoria sono destinati a far lievitare carovita e quindi tassi d’interesse. Invece questo non accade. Per quale motivo?

Probabilmente il trend di rialzo dei tassi deve ancora partire, e forse non partirà mai perché in tutti i Paesi sviluppati l’allungamento della vita media ha coinciso con una parallela estensione della vita lavorativa. Si va in pensione più tardi, quindi si continua ad accantonare denaro per la pensione che inevitabilmente verrà destinato alle più prudenti e meno volatili gestioni obbligazionarie, schiacciando a terra i tassi d’interesse.

Un altro elemento da tenere in considerazione è il ridimensionamento dei generosi sistemi di welfare europei, che porterà ad assegni previdenziali meno sostanziosi che in passato, riducendo di conseguenza i consumi degli anziani (e quindi la pressione sull’inflazione). I pensionati peraltro sembrano sempre più propensi a continuare a risparmiare, invece che spendere. Una ricerca condotta in Gran Bretagna da ILC-UK e Prudential ha rivelato che oltremanica la massa di denaro risparmiato dai pensionati si stima tocchi i 49 miliardi di sterline, in buona parte investiti sul mercato obbligazionario (con conseguente pressione al ribasso sui tassi).

La longevity non è insomma destinata a fare aumentare tassi e inflazione come vorrebbe la logica. «La ricchezza netta continua a crescere anche dopo il pensionamento - sottolineano gli economisti Maxime Alimi e Varun Ghotgalkar, rispettivamente capo delle strategie di investimenti e strategist sull’azionario di AXA IM - anzi nell’eurozona inizia a declinare solo dopo i 75 anni di età, cosa che contraddice l’assunto della de-accumulazione», ossia l’ipotesi che i pensionati spendano i risparmi accumulati. «Gli anziani tendono a non liquidare la loro ricchezza per due motivi: il desiderio di lasciare soldi in eredità ai loro cari e l’incertezza sulla loro aspettativa di vita quindi sui costi sanitari legati alla vecchiaia», spiegano Alimi e Ghotgalkar.

Inoltre, sottolineano ancora i due economisti, bisogna focalizzare l’attenzione sulla fascia più facoltosa dei risparmiatori: negli Stati Uniti, per esempio, il 20% più ricco della popolazione controlla il 64% degli asset finanziari. «I ricchi tendono a vivere più a lungo e più in salute - spiegano - e di conseguenza vanno in pensione più tardi della media della popolazione», amplificando il fenomeno di accumulazione del risparmio anche in età avanzata.

 

Figura 2: Negli Stati Uniti il 20% della popolazione controlla il 64% degli asset finanziari


 

Fonte: US Census Bureau, AXA IM

Per il disclaimer clicca qui: Informazioni importanti