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Italia sempre più robotizzata: nelle nostre industrie lavorano 74mila robot

L’Italia conta oggi diversi poli d’eccellenza nel campo della robotica, concentrati tra Lombardia, Piemonte e Toscana. Le sue industrie sono tra le più automatizzate al mondo e hanno una densità di robot nel settore manifatturiero tra le più alte in Europa, davanti perfino alla Cina.

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L’Italia rimane uno dei paesi più robotizzati al mondo. Per densità di robot impiegati nel settore manifatturiero superiamo Gran Bretagna, Francia, Canada e Cina, ma siamo alle spalle di Stati Uniti, Corea del Sud e Germania. Gli ultimi dati calcolati dall’International Federation of Robotics (IFR), riferiti al 2019, mostrano infatti che in Italia sono stati installati 212 robot ogni 10 mila addetti. Si tratta della densità più alta d’Europa dopo la Germania e quasi il doppio in riferimento alla media globale che è di 113 unità per 10 mila addetti.  Rispetto alla precedente rilevazione, relativa al 2016, l’Italia arretra di tre posizioni. Questa discesa in graduatoria è dovuta ad una rapida avanzata di Taipei e Lussemburgo. L’esiguità in termini assoluta dell’industria di questi paesi, soprattutto del Lussemburgo, ridimensiona però il significato del “sorpasso”. L’Italia ha anzi continuato, nell’ultimo anno pre-pandemia, a mostrare segnali di forte dinamismo del settore: 11mila i nuovi robot installati nel corso dei 12 mesi.

 

L’effetto Covid sul settore automazione

E’ verosimile che la prossima rilevazione sarà significativamente condizionata dagli effetti della pandemia. L’emergenza sanitaria ha rallentato economie e investimenti in tutto il mondo, deprimendo anche la domanda di nuove tecnologie. L’effetto è stato per di più differenziato a livello geografico, con la Cina che ha rapidamente recuperato i livelli produttivi antecedenti la pandemia. Nel complesso però le produzioni automatizzate hanno mostrato una buona resilienza alla crisi, e densità e domanda di robot risultano in crescita, soprattutto nella logistica e nelle pulizie. Ed è probabile che ad una iniziale fase di stasi segua una decisa ripresa. Gli obblighi di distanziamento sociale hanno favorito, e continueranno a favorire, il ricorso a robot e impianti automatizzati. Una stima di Statista mostra come il valore del mercato dell’automazione sia destinato a raddoppiare da qui al 2026, raggiungendo i 30 miliardi di dollari l’anno.

 

I fondi europei dovrebbero spingere ulteriormente il settore in Italia

Nelle industrie italiane sono oggi all’opera 74mila robot e nel corso del 2019 se ne sono aggiunti 11mila (vedi grafico qui sotto).

Installazioni annuali di robot industriali TOP 15 paesi © World Robotics 2020 Report

 

Negli ultimi anni il trend di crescita è stato favorito anche dalle agevolazioni fiscali riservate agli investimenti tecnologici. Il piano del ministero dello Sviluppo Economico “Industria 4.0” è stato prorogato fino al 2022 con l’ultima legge di Bilancio. Un’ulteriore spinta dovrebbe arrivare dall’utilizzo dei fondi europei del Recovery fund. Ventisette miliardi di euro saranno infatti destinati nell’arco di 5 anni alla voce “Transizione 4.0” con sostegni anche per quanto riguarda l’automazione industriale.

 

Italia sul podio globale nella produzione e vendita di robot industriali

Oltre che grande utilizzatore, l’Italia è anche uno dei principali produttori ed esportatori di robot industriali al mondo. Sebbene nessuna azienda italiana compaia nella top ten internazionale, il paese nel suo complesso ha una quota di mercato dell’8,3% preceduto solo da Giappone e Germania. In base alle elaborazioni del sito World’s top exportes nel 2019 il nostro paese ha esportato robot industriali per un valore di 462 milioni di dollari, con Stati Uniti e Cina come principali mercati di sbocco. 

Secondo dati Ucimu, associazione che raggruppa i produttori italiani  di macchine utensili, automazione e robot industriali, la produzione 2021 dovrebbe  crescere del 16,6% rispetto al 2020, trainata sia dall’export (+12%), ma soprattutto dal  mercato interno (+ 23%).

Questo doppio ruolo utilizzatore-produttore è fondamentale per quanto riguarda la sostenibilità occupazionale dell’aumento della automazione. Secondo uno studio condotto sul Giappone l’effetto sul mercato del lavoro della proliferazione di sistemi automatizzati è stato sostanzialmente neutro o leggermente favorevole proprio perché il paese è, al contempo, utilizzatore e produttore di primo piano. L’economista Daron Acemoglu ha recentemente messo in evidenza come un’automazione di alto livello tecnologico sia largamente preferibile ad una di medio livello. Nel primo caso il diffuso incremento di produttività comporta benefici generalizzati che favoriscono l’occupazione complessiva. Nel secondo si assiste più facilmente a una semplice sostituzione macchina-uomo senza particolari vantaggi in fatto di produttività.

 

Una storia (anche) italiana

Del resto il nostro Paese ha sempre svolto un ruolo di primo piano nella storia della robotica. In Italia sono stati progettati ed utilizzati alcuni dei primi robot industriali al mondo. Per esempio, nel 1965 Franco Sartorio ha costruito il primo robot di misura. Negli anni ’70 Olivetti  ha prodotto e commercializzato “SIGMA”, il primo  robot al mondo a due bracci per compiere operazioni di assemblaggio 2. Più di recente, nel 2006, COMAU, una delle più importanti aziende di robotica al mondo, ha progettato e costruito il primo dispositivo di controllo wireless di produzioni robotizzate. Nel 1972 Fiat è la prima casa automobilistica europea ad introdurre robot nelle sue linee di montaggio. Ancora oggi le produzioni automobilistiche italiane sono le più robotizzate al mondo, dopo quelle giapponesi.

In Italia abbiamo diversi poli d’eccellenza nel campo della robotica. Concentrati in prevalenza tra Lombardia, Piemonte e Toscana, fanno perno sui politecnici di Milano e Torino, sulla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, sul Prisma Lab di Napoli e sull’ Istituto di tecnologia di Genova.  Non mancano i riconoscimenti: nel 2017 l’italiano Paolo Dario, direttore dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Sant’Anna, ha vinto il “Ras Pioneer Award”,  una sorta di premio Nobel della robotica. Ci sono numerosi elementi per guardare con positività alle prospettive della robotica italiana, sia in termini di produzione, sia di utilizzo e diffusione di robot.

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