Investire i propri risparmi con lo spread che corre a 300 all’ora


Quello spread tra BTp italiani e Bund tedeschi che nei primi tre mesi di quest’anno si era mantenuto intorno a quota 130 punti, da inizio ottobre si ritrova a oscillare intorno ai 300 punti. Livello da cui non scenderà tanto in fretta, considerando il braccio di ferro in corso tra Roma e Bruxelles sulla legge di bilancio.

 

Figura 1: L’andamento dello spread BTp-Bund nell’ultimo anno

 

Fonte: Il Sole 24 Ore

Come cambia la vita quotidiana degli italiani con lo spread che viaggia a 300 all’ora? Quali sono le conseguenze su azioni, obbligazioni, mutui e prestiti personali? Iniziamo dai risparmiatori, per cercare di capire come dovrebbero modificare le loro scelte di portafoglio sui titoli di Stato per adeguarsi alla nuova situazione e ai suoi possibili sviluppi. «Intanto vale la pena rassicurare l’investitore retail che ha acquistato BTp: se tiene le obbligazioni fino a scadenza non rischia nulla, a meno che l’Italia non dichiari bancarotta, scenario assolutamente improbabile», spiega Alessandro Tentori, Chief Investment Officer Italia di AXA Investment Management. «Il problema sorge se le obbligazioni vengono vendute prima della scadenza, perché i prezzi dei titoli possono variare. Il consiglio comunque è non farsi prendere dal panico, correndo a vendere in quello che probabilmente è uno dei momenti più sbagliati».

Potrebbe invece avere senso fare la mossa contraria, acquistare titoli di Stato ora che i rendimenti a scadenza sono così alti? «Una strategia di “accumulo” potrebbe rivelarsi adeguata nella gestione dell’attuale alta volatilità del mercato dei titoli di Stato italiani», risponde Tentori.

 

Figura 2: L’andamento del settore bancario italiano nell’ultimo anno (Ftse It All Share Banks Index)

 

Fonte: Il Sole 24 Ore

Nelle ultime settimane l’azionario italiano ha accusato ribassi, toccando i minimi dal febbraio 2017. Nel caso di banche e assicurazioni le correzioni sono state particolarmente pesanti, in virtù del legame “perverso” con i titoli di Stato. Qual è il consiglio del gestore: vendere, acquistare o restare alla finestra? «Le azioni bancarie sono correlate all’andamento dei titoli di Stato italiani - sottolinea Tentori – quindi vale quanto già detto per i BTp. Bisogna però tenere conto dell’effetto di leva finanziaria e della conseguente maggior volatilità rispetto ai BTp. Spieghiamo meglio: escludendo uno scenario di default dell’Italia, se la situazione migliorasse le banche potrebbero sovraperformare la media del mercato. Ma se peggiorasse, gli istituti di credito potrebbero sottoperformare in maniera significativa, e non bisogna dimenticare che con le azioni c’è un maggior rischio di volatilità, ossia maggiori variazioni di prezzo».

Qual è la quota ideale del proprio portafoglio da destinare alla liquidità in un momento delicato come questo? «Circa il 20%», continua Tentori. «Nell’ottica di una strategia di accumulo del rischio sovrano – attraverso BTp o banche italiane – potrebbe avere un senso scaglionare gli acquisti trimestrali su un orizzonte di due anni: quindi comperare azioni bancarie o titoli di Stato “distribuendo” gli acquisti ogni tre mesi». Per esempio, se ho 100 euro e li voglio investire, allora meglio destinare l’80% (cioè 80 euro) all’investimento, scaglionandolo trimestre dopo trimestre. «Così se ci dovesse essere un trimestre in cui ho maggior bisogno di liquidità posso farvi fronte con quello che ho a disposizione, il 20% che non ho ancora investito».

Attenzione poi anche a non puntare troppo sull’Italia. L’esposizione sul nostro Paese deve rappresentare solo una quota di un portafoglio diversificato globale. «All’Italia è bene destinare meno del 5% dei propri risparmi - spiega ancora il Chief Investment Officer Italia di AXA Investment Management - perché il debito sovrano è pesante, il debito corporate è ridotto e il mercato azionario di piccole dimensioni».

 
Figura 3: L’andamento dell’Euribor (mutui variabili) slegato dallo spread

 

Fonte: Il Sole 24 Ore

Passiamo ai mutui: cosa rischia con il boom dello spread chi ne sta pagando uno a tasso variabile? «I mutui sono in larga parte legati ai tassi interbancari in euro - spiega Tentori - : non ci si attende un rialzo dei tassi da parte della Bce prima del settembre 2019, ma i tassi a lungo termine potrebbero variare in funzione del ciclo economico». Chi ha mutui a tasso variabile al momento può comunque dormire sonni tranquilli. L’aumento dello spread non è ancorato all’andamento dell’Euribor, il tasso interbancario al quale sono legati i mutui: anche se il differenziale BTp-Bund sale, la rata variabile non diventerà più cara. L’Euribor può infatti aumentare solo per due motivi, entrambi indipendenti dallo spread: un aumento dei tassi deciso dalla Bce o una situazione di tensione sul mercato interbancario. Diverso è il discorso per i nuovi mutui, perché un aumento prolungato dei tassi obbligazionari impatterebbe sul costo di raccolta del denaro da parte delle banche, che potrebbero scaricarlo almeno in parte sul cliente.

Vediamo infine il fronte del credito: la congiuntura è destinata a peggiorare per chi ha bisogno di un prestito personale o di un finanziamento alla propria impresa? «La situazione è simile a quella dei mutui, ma con alcune differenze - sottolinea Tentori - . Gli istituti di credito potrebbero scontare l’incertezza derivante dal mercato dei BTp nei prestiti ai privati, facendoli salire rispetto ai tassi interbancari puri».

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