Italia in recessione tecnica. Cosa significa e come uscirne?

Dopo due trimestri consecutivi di crescita economica negativa, l’Italia è ufficialmente entrata in “recessione tecnica”. Al -0,1% del periodo luglio-settembre 2018, si è infatti aggiunto il -0,2% dell’ultimo scorcio dell’anno scorso, attestato dall’Istat nella sua stima preliminare. Il declino economico del Paese è indicato, tra gli altri, dai dati sulla produzione industriale, l’occupazione e il reddito reale.

L’Italia è il primo grande Paese dell’eurozona a tornare in recessione, ad appena cinque anni dall’ultima fase di crescita negativa: per trovare un dato simile a quello appena certificato dall’Istat bisogna infatti tornare al quarto trimestre del 2013, quando il Pil segnò appunto un equivalente -0,2%.

La recessione si definisce “tecnica”, dopo due trimestri di contrazione del Pil, nel senso che l’analisi è provvisoria e nulla permette di stabilire la gravità e la durata del “segno meno”, nonché le sue implicazioni. Si tratta comunque di sei mesi di frenata: la ripresa non sarà immediata e alcuni effetti della decrescita potrebbero farsi sentire nei prossimi mesi, per esempio sull’occupazione.

 

Figura 1: L’andamento del Pil italiano


 

Fonte: Istat

 

Con il -0,2% dell’ultimo trimestre, archiviamo un Pil 2018 in crescita di appena lo 0,8% corretto per l’effetto calendario, contro l’1,8% medio dell’eurozona, il 2,5% della Spagna, l’1,5% di Germania e Francia.

Perché l’Italia è così fragile rispetto alle altre grandi economie? «Dal punto di vista economico, sono due i fattori da considerare - spiega Alessandro Tentori, Chief Investment Officier di AXA IM Italia - . Il primo è il basso potenziale di crescita italiano, figlio di scelte strategiche di lungo periodo che non hanno posizionato la struttura produttiva del Paese in maniera competitiva nell’era dalla globalizzazione. Inoltre, le imprese italiane non sono riuscite a beneficiare in pieno del quantitative easing deciso dalla BCE: lo stock di prestiti bancari alle imprese italiane è sceso di 160 miliardi di euro negli ultimi otto anni, mentre è aumentato di 470 miliardi in Francia e di 270 miliardi in Germania. Il secondo punto importante da considerare è il rallentamento ciclico dell’economia globale, che riduce ulteriormente la capacità di crescita economica italiana nel medio periodo».

Vediamo le stime per quest’anno: il Governo prevedeva una crescita dell’1,5%, poi corretta al ribasso all’1%, ma Bankitalia e Fmi stimano appena un +0,6%. Siamo peraltro entrati nel 2019 con un’eredità negativa dello 0,2% (il cosiddetto “effetto trascinamento”): la crescita acquisita per l'anno in corso, quella che quindi si realizzerebbe se tutti i trimestri del 2019 registrassero una variazione del Pil pari a zero, è infatti pari a -0,2%.

Quali sono le stime più ragionevoli sul Pil del nostro Paese per quest’anno? «I nostri economisti prevedono una crescita italiana intorno al +0,5% per il 2019 – sottolinea Tentori - . Ovviamente, sia una revisione delle stime di crescita globale come anche un peggioramento delle condizione finanziarie, in particolare sui mercati italiani, potrebbero condizionare negativamente le nostre stime. Questa tematica va però affrontata nella prospettiva del 2020 e di una recessione negli Stati Uniti, scenario che non ci sentiamo di escludere, ma che ha tuttora una probabilità molto bassa».

 

Figura 2: Italia fanalino di coda: la crescita nel 2019 secondo il Fmi


 

Fonte: Fondo Monetario Internazionale, stime gennaio 2019

 

Una crescita economica dimezzata rispetto alle previsioni del governo ha l’effetto di mettere sotto pressione i conti pubblici e la dinamica del debito: il deficit di quest’anno potrebbe crescere in una forchetta che va dal 2,2 al 2,5%, rispetto al 2% fissato dalla Finanziaria, e non è esclusa prima dell’estate un’ulteriore correzione dei conti.

A fronte di queste prospettive di bassa crescita, su quali asset (azioni, titoli di Stato, corporate bond) e più nello specifico su quali settori dovrebbe puntare il risparmiatore interessato a puntare sul mercato italiano?

«Il posizionamento sul mercato nazionale degli investitori, sia domestici che stranieri, è sicuramente più leggero rispetto a un anno fa - continua il Chief Investments Officer di AXA IM - . Questo è in larga parte dovuto alla deludente performance dei mercati italiani nel 2018, alla revisione al ribasso dei fondamentali nonché all’incertezza politica. Quest’ultimo fattore, importantissimo per l’allocazione tattica, è anche visibile nella performance relativa del Ftse Mib da inizio anno (+6,9% contro +5,4% dell’indice generale dell’eurozona, l’Euro Stoxx). In assenza di un ulteriore peggioramento dell’economia globale e di “scossoni politici” in concomitanza con le elezioni europee, il 2019 potrebbe rivelarsi come un anno di sovraperformance sia del BTp come anche dell’azionario italiano», conclude Tentori, aggiungendo però che rimangono ancora molti punti di domanda su cosa accadrà realmente.

Disclaimer
I contenuti disponibili nella presente sezione del sito di AXA Investment Managers Italia SIM S.p.A. hanno scopo esclusivamente informativo ed in nessun modo rappresentano da parte di AXA IM un’offerta d’acquisto o vendita o sollecitazione di un’offerta d’acquisto o vendita di titoli o di strumenti o a partecipare a strategie commerciali.
A causa della loro semplificazione, i presenti contenuti sono parziali e le informazione ivi riportate possono essere interpretate soggettivamente. AXA Investment Managers si riserva il diritto di aggiornare o rivedere i contenuti senza preavviso. Tutte le opinioni, le analisi e le conclusioni contenute nella presente sezione del sito sono state stabilite sulla base di informazioni contabili, dati di mercato ed informazioni pubbliche disponibili ad una data specifica. AXA Investment Managers non offre consulenza legale, finanziaria, fiscale o di altra natura sull’idoneità di fondi/investimenti o servizi per gli investitori, i quali, dovrebbero pertanto, prima di investire, richiedere un consiglio professionale appropriato e fare le loro valutazioni in merito ai relativi rischi e conseguenze fiscali e declina ogni responsabilità riguardo ad eventuali decisioni prese sulla base dei contenuti qui presenti.
Quanto riportato è frutto di elaborazioni di dati, proiezioni, anticipazioni e ipotesi di natura soggettiva. In conseguenza della natura soggettiva e indicativa di queste analisi, attiriamo la Vostra attenzione sul fatto che la reale evoluzione delle variabili economiche e i valori dei mercati finanziari potrebbero differire significativamente dalle indicazioni (proiezioni, previsioni, anticipazioni e ipotesi) fornite nei presenti contenuti. La decisione di far affidamento alle informazioni riportate nel presente materiale è a mera discrezione del destinatario. Il materiale non contiene informazioni sufficienti a supportare una decisione d’investimento. Accettando le informazioni ivi contenute il destinatario si impegna ad usare le stesse esclusivamente per finalità interne e si impegna altresì a non divulgarle a nessun altro soggetto. Qualsiasi riproduzione delle presenti informazioni totale o parziale è vietata.
Le informazioni contenute nella presente sezione del sito possono essere soggette a variazione e differire sensibilmente rispetto a pubblicazioni precedenti o futureI contenuti disponibili nella presente sezione del sito sono stati redatti a cura e sotto la responsabilità di AXA Investment Managers SA, società di diritto francese con sede legale presso Tour Majunga, 6 place de la Pyramide, 92800 Puteaux, iscritta al Registro delle imprese di Nanterre con numero 393 051 826.
© AXA Investment Managers 2019. Tutti i diritti riservati.