Corte tedesca vs Bce: quali implicazioni?

Il programma di acquisto di titoli della Bce, cavallo di battaglia dell’approccio “whatever it takes” dell’ex presidente Mario Draghi per preservare l’euro, è stato messo in discussione dalla Corte costituzionale tedesca. Dal 5 maggio, la Bce ha tre mesi di tempo per dimostrare che il programma non va oltre il suo mandato.

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A maggio la Corte costituzionale tedesca ha emesso una sentenza sul programma di acquisto di titoli della Banca Centrale Europea (Bce), il cosiddetto “Quantitative Easing”, avviato il 4 marzo 2015 e concluso a fine dicembre 2018 (ma ripartito lo scorso mese di novembre).

La sentenza mette in discussione la proporzionalità dell’intervento della banca centrale, che deve giustificare in modo dettagliato che i suoi acquisti “non sono sproporzionati rispetto agli effetti di politica economica e fiscale derivanti”.

Se da un lato non ci sono implicazioni per il nuovo programma europeo di acquisti (Pepp) da 750 miliardi di euro annunciato per contrastare la crisi scatenata dalla pandemia di coronavirus, dall’altro la pronuncia della Corte tedesca rappresenta un precedente per altri ricorsi, che potrebbero avere conseguenze sul ruolo della Bce.

Implicazioni della sentenza

Non dovrebbe essere difficile per la Bce provare la proporzionalità degli interventi di QE e durante questo periodo la Bundesbank, la banca centrale tedesca, può continuare a far parte di tale programma, spiega Alessandro Tentori, Chief Investment Officer di AXA Investment Managers. “Nel caso improbabile che la Bce non dovesse poter dimostrare quanto richiesto, la Bundesbank dovrebbe smettere di comprare bond e vendere tutti quelli che ha – aggiunge – ma questo è uno scenario di fantapolitica”.

Potrebbero invece sorgere problemi se anche le corti costituzionali di altri paesi membri dell’Unione Europea dovessero aprire casi simili a quello dei colleghi tedeschi. Virtualmente, potrebbero esserci interventi legali su altri ambiti, per esempio sulle quote latte, le quote pesca, o altro.

Non solo. Teoricamente potrebbero scattare altre azioni di contestazione non solo delle decisioni della Bce, ma anche di quelle della Corte Costituzionale Europea. “Subito dopo il verdetto, infatti, la Commissione Europea ha diramato un comunicato in cui ribadiva la superiorità e il primato della Corte Costituzionale Europea sulle altre corti”, nota Tentori.

Un altro aspetto da tenere in considerazione, secondo il CIO, è che la Corte tedesca si è guardata bene dal menzionare la Bce. Ha detto che la Bundesbank e il governo tedesco avrebbero dovuto esercitare un’azione di controllo, ma ha evitato di fare il nome di un’istituzione indipendente e sovranazionale.

 

Il ruolo delle banche centrali nella crisi. Stanno andando oltre misura?

La Bce fu inizialmente concepita come un’istituzione altamente indipendente e con un mandato molto ristretto (stabilità dei prezzi). Tuttavia, sottolinea Tentori, “dal ‘99 ad oggi il suo mandato è diventato molto più ampio: rifacendosi alla stabilità dei prezzi, lo spettro d’interventi è stato ampliato fino a supportare le politiche fiscali dei governi e questo ha comportato una perdita della propria indipendenza a favore di un mandato molto più ampio”. Infatti la banca centrale ha cominciato a comprare obbligazioni, ad acquistare obbligazioni societarie, e ha cominciato anche a intervenire in questioni politiche degli stati membri, perdendo un po’ della sua iniziale indipendenza, spiega Tentori.

Dopo il crollo senza precedenti dei mercati azionari a marzo per i timori legati al diffondersi della pandemia di Covid-19 e all’impatto sull’economia, a fine aprile gli indici hanno messo a segno un rimbalzo altrettanto storico e senza precedenti. Anche a maggio sono continuati i rialzi. Il rally è stato alimentato dalle misure senza precedenti a sostegno dell’economia messe in atto da banche centrali e governi.

Sui mercati è arrivata una quantità di cash che non si era mai vista e i titoli azionari hanno continuato ad apprezzarsi.

“Gli effetti di questa ondata di liquidità sono positivi nel breve periodo e il prezzo degli asset sale. Ma in un secondo periodo potrebbe portare una perdita di fiducia nella valuta, per questo molti investitori stanno comprando bitcoin e oro”, spiega Tentori. Inoltre, oltre all’aumento di liquidità, aggiunge, abbiamo un aumento di obbligazioni che fa scendere il loro valore e crea competizione tra gli emittenti.

 

Se finiscono le munizioni

In questo scenario è arrivata l’azione della corte tedesca che, inevitabilmente, contribuisce a mettere in discussione il modo in cui intervengono le banche centrali. Ben prima di questa crisi si parlava del rischio che le banche centrali esauriscano le proprie munizioni. Quanto può durare?

“Per il momento la strategia di stabilizzazione dei mercati da parte delle banche centrali ha funzionato bene, ma questo ruolo non può essere giocato all’infinito e nel lungo periodo non ha un effetto positivo”, conclude Tentori. Infatti, “la discussione sulla gestione dell’enorme debito che ci troveremo ad affrontare a fine crisi è già cominciata.”