“Pandemic bond”: cosa sono le obbligazioni legate al coronavirus

Emesse dalla Banca Mondiale nel 2017, le “obbligazioni pandemia” sono diventate di grande attualità con il Covid-19. Vediamo come funzionano questi particolari strumenti finanziari.

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La pandemia di coronavirus ha acceso i riflettori sui “pandemic bond”, una variante della famiglia delle “obbligazioni catastrofe”. Di cosa si tratta?

 

I “cat bond”

In generale, i “catastrophe bond” sono emessi da compagnie di assicurazione o riassicurazione per trasferire i rischi di catastrofi naturali ad altri investitori. Funzionano così: chi acquista questi particolari tipi di titoli legati a polizze assicurative (“Insurance Linked Securities”) riceve in cambio una corposa cedola di interessi, oltre alla restituzione del capitale. Questo però a patto che l’evento catastrofico non accada. Se invece il terremoto o l’uragano si verificano, l’investitore perde parte o - in certi casi - addirittura tutto il capitale. Le “obbligazioni catastrofe”, che hanno iniziato a circolare dagli anni Novanta, coprono diversi tipi di rischi (uragani, terremoti, alluvioni e così via) e hanno incontrato un certo successo perché in generale non sono correlate all’andamento di asset tradizionali come azioni, obbligazioni, valute o materie prime.

 

I “pandemic bond”

Le “obbligazioni pandemia” rientrano nella grande famiglia dei “cat bond”. A emetterle però non sono state compagnie di assicurazione ma la Banca Mondiale, allarmata per le pesanti conseguenze della pandemia di Ebola del 2014 su alcuni Paesi africani (le vittime furono 11mila) ma anche per i mancati aiuti all’Africa da parte dei Paesi sviluppati. La Banca Mondiale, istituzione Onu che sostiene finanziariamente i Paesi poveri, decise così di emettere il 28 giugno 2017 “pandemic bond” per 320 milioni di dollari (parte della Pandemic Financing Emergency Facility), in modo da poter avere uno strumento finanziario per aiutare rapidamente gli Stati del Terzo mondo a combattere possibili epidemie.

 

Come funzionano

Il meccanismo dei “pandemic bond” è simile a quello delle “obbligazioni catastrofe”. L’emissione di titoli è stata divisa in due tranche: la classe A (da 225 milioni di dollari), che paga una cedola annuale del 6,5% più il tasso Libor1, con un rischio di perdita del capitale limitato a un massimo del 16,67%; e la più rischiosa classe B (da 95 milioni di dollari), con interessi annuali dell’11,1% più il Libor, ma con il pericolo di perdere l’intero capitale investito. Le due tranche di obbligazioni scadono il 15 luglio 2020, ma sono rinnovabili mensilmente per un massimo di altri 12 mesi.

 

 

Quando scattano le clausole

L’epidemia di Covid-19 è stata ufficialmente dichiarata “pandemia” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) l’11 marzo scorso. Questo però non basta perché scattino le clausole sui 320 milioni di dollari dei “pandemic bond”. Ci sono altre condizioni da rispettare: il fatto che si contino almeno 250 decessi nel Paese di origine del contagio e almeno 20 vittime in un secondo Stato; il fatto che siano trascorsi almeno 84 giorni dall’inizio del contagio, che l’Oms ha fissato al 31 dicembre 2019. Ma soprattutto - ultima condizione - che l’agenzia indipendente Air Worldwide, alla fine del periodo di 84 giorni, indichi un determinato tasso di crescita dei contagi e un dato rapporto tra casi confermati e casi totali nei Paesi membri dell’Associazione internazionale per lo sviluppo e della Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo, i due pilastri della Banca Mondiale.

 

A chi vanno gli aiuti finanziari

Proprio in questi giorni Air Worldwide ha sbloccato 132,5 milioni di dollari di “pandemic bond”. Tra i beneficiari però non ci sono Paesi come l’Italia, la Cina o la Corea del Sud: i fondi della Banca Mondiale andranno ad alcuni dei 76 Paesi più poveri del mondo, quelli inclusi in questa lista, i più bisognosi di un sostegno finanziario immediato. Nel caso del coronavirus, potrebbero essere l’Afghanistan, il Pakistan, il Nepal, la Cambogia, la Nigeria e il Senegal. Tra l’altro sono stati sbloccati solo parte dei fondi della classe A, che copre le pandemie influenzali o da coronavirus come il Covid-19, mentre la classe B riguarda i più pericolosi filovirus come Ebola, la febbre emorragica Congo-Crimea, la febbre della Valle del Rift e la febbre di Lassa.

 

Le critiche ai “pandemic bond”

Questi strumenti tuttavia hanno attirato le critiche di molti esperti, in particolare per le clausole troppo restrittive con le quali sono stati progettati. Quando nel 2018 il Congo venne investito da una nuova epidemia di Ebola che fece oltre duemila vittime, per esempio, i “pandemic bond” non liquidarono un centesimo perché non si era verificato un numero sufficiente di decessi in un secondo Paese. Secondo i critici un altro paradosso è che si debbano aspettare almeno 84 giorni dall’inizio dell’epidemia per iniziare la valutazione di liquidazione, che richiede come minimo un paio di settimane.

Note

1 Il Libor (London Interbank Offered Rate) è il tasso di riferimento europeo con il quale le banche si prestano denaro tra loro.

 

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