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Viaggio nel mondo dei tassi a zero/1: le conseguenze sulle nostre pensioni (e come uscirne)

Una pensione più misera: ecco uno degli effetti indesiderati di lungo termine di un costo del denaro mantenuto a quota zero per troppo tempo. Un problema che si può risolvere, ma che va affrontato per tempo. Ecco come.

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Da quattro anni la Banca centrale europea ha portato i tassi dell’eurozona a zero. Una mossa obbligata, per cercare di far ripartire l’economia reale. Ma anche una strategia che, se portata avanti a lungo, espone a rischi non indifferenti. I tassi a zero sono qualcosa di simile al prendere le medicine: nel breve termine ci aiutano a guarire da una malattia, ma a lungo andare hanno serie controindicazioni. Per esempio ci sono effetti negativi su pensioni e consumi, oltre a un aumento degli squilibri nella distribuzione della ricchezza. Con questo e altri articoli, AXA IM vuole perciò portare il suo contributo di riflessione sul tema, anche in previsione del Salone del Risparmio, che si terrà a Milano dal 31 marzo al 2 aprile e il cui titolo quest’anno è proprio “Visioni per un mondo a tassi zero”.

 

Il tasso di riferimento della Bce dal 2008 a oggi

Fonte: Bce

 

Cosa accadrà alle nostre pensioni

Iniziamo a vedere che cosa accadrà alle nostre future pensioni. L’assegno previdenziale è legato a due pilastri fondamentali: la dinamica demografica e i rendimenti del capitale accumulato. Su entrambi i fronti le difficoltà non mancano. In generale, l’Europa sta invecchiando in fretta, con l’Italia (ma anche la Germania) in prima fila. Nel nostro Paese non solo il tasso di natalità è sceso sotto quota 1,3 - livello mai visto nella storia - ma è anche aumentata l’emigrazione, in particolare di giovani: secondo il Censis, tra il 2007 e il 2017 hanno lasciato il nostro Paese quasi 775mila italiani, la maggior parte dei quali (circa 540mila) sotto i quarant’anni di età.

Queste dinamiche demografiche mettono sotto pressione il sistema previdenziale, che con l’invecchiamento della popolazione si trova a dover pagare più pensioni proprio mentre i contributi dei giovani diminuiscono. Le soluzioni per risolvere il problema non mancano, come mostra l’esempio virtuoso della provincia di Bolzano con i suoi incentivi per la famiglia, ma vanno messe in campo in fretta. «I risultati, però, arriveranno molto più avanti - spiega Alessandro Tentori, Chief Investment Officier di AXA IM - quando i “nuovi nati” di oggi inizieranno a lavorare e di conseguenza a versare i contributi previdenziali: quindi non prima di una ventina d’anni».

Il secondo pilastro delle nostre pensioni future è quello dei rendimenti del capitale accumulato. Su questo versante i tassi negativi non aiutano. Il sistema previdenziale e assicurativo dell’Europa continentale incentiva infatti l’acquisto di titoli di Stato a lungo termine, quelli a tasso zero o quasi, penalizzando in questo modo i rendimenti delle obbligazioni governative e quindi le pensioni di domani. «L’investimento in altri asset come le azioni non è vietato - spiegaTentori - ma con le norme di Solvency IIbisogna accompagnarlo all’accantonamento di capitali rilevanti alterando così il rapporto tra rischio e rendimento. In questo modo i tassi a zero finiscono per abbassare il valore finale del patrimonio di chi andrà in pensione fra venti o trent’anni. E allo stesso tempo disincentivano l’investimento in azioni, quindi nel capitale delle imprese, ostacolando la crescita dell’economia».

 

Gestione attiva e aumento del rischio

Come se ne esce? Se i tassi resteranno a zero per lungo tempo, come sembra, in che modo sarà possibile ottenere in futuro pensioni dignitose? «In teoria bisognerebbe modificare Solvency II, ma si tratta di un processo molto lungo - continua Tentori - . Oppure ci vorrebbe un intervento più deciso della BCE per sostenere l’economia reale, magari sulla scia di quanto avvenuto in Giappone, dove la Banca centrale sta acquistando direttamente anche titoli azionari, cercando così di dare un impulso alla crescita. Se infatti l’economia tornasse a correre anche nell’eurozona, i tassi verrebbero rialzati e con loro i rendimenti delle pensioni».

Più in generale, come investire nella previdenza complementare nell’era dei tassi a zero, in particolare per quanto riguarda i fondi pensione? «Per aumentare il rendimento atteso bisogna incrementare il rischio con classi di attivo come per esempio l’azionario e l’obbligazionario high yield – continua il Chief Investment Officier di AXA IM – La gestione attiva è un ulteriore strumento di performance, che viene spesso citato insieme alla duration, il cambio, il rischio di credito e la liquidità. Mi aspetto quindi un buon risultato dalla categoria dei flessibili obbligazionari globali in questo particolare contesto macro. Magari con l’ausilio di un bravo consulente in grado di puntare su una gestione attiva, che se ben calibrata può creare valore in ogni fase di mercato, anche quelle negative».

 

Attacco alla liquidità - L’analisi con un premio Nobel

La maggioranza dei risparmiatori tiene i propri risparmi sui conti correnti, perché il BTP non porta più rendimenti, ma nello stesso tempo teme di scegliere altri strumenti d’investimento, perché avversi al rischio e in media poco preparati sui temi legati agli investimenti. Ma parcheggiando i propri risparmi, l’inflazione e i tassi bassi ne erodono il valore. AXA Investment Managers ha deciso di invitare un premio Nobel, Joseph Stiglitz, per affrontare questo tema al prossimo Salone del Risparmio.

Ti invitiamo a riservare sin da subito il tuo posto per non perdere quest'incontro speciale: LINK.

1 “Solvency II” è la Direttiva 2009/138/CE dell’Unione europea, che regolamenta la gestione del rischio nel settore assicurativo.