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Non sprechiamo il grande esperimento mondiale della didattica online

La didattica online ha messo in luce le diseguaglianze sociali, tra bambini equipaggiati digitalmente e altri meno. Ma con adeguate infrastrutture, è possibile ripensare assetti didattici rimasti per molti versi immutati da secoli, offrendo opzioni più inclusive e flessibili. Una testimonianza da Hong Kong.

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Quando ci è stato detto, in pieno Capodanno Cinese, che le scuole di Hong Kong sarebbero rimaste chiuse per evitare la diffusione di una malattia all'epoca ancora lontana, ho attraversato tutte le fasi del dolore. Shock, negazione, rabbia, ricerca di un compromesso. Per diverso tempo ho avuto un atteggiamento depressivo. Con tre figli in età scolare, l'idea di dovermi destreggiare tra un nuovo lavoro, scuola, attività domestiche e un cane piuttosto irritabile mi faceva venire in mente una caotica scena bruegheliana. Avevo poca fiducia nella qualità dell'insegnamento che i miei figli avrebbero potuto ottenere online.

Dopo quattro mesi, il mio scettiscismo è in gran parte svanito. Quello che mi ha aiutata ad accettare, e poi ad accogliere, lo sconvolgimento dell'attività didattica imposto dal virus è stato il suo impatto inaspettato sul mio figlio mezzano, di 9 anni, affetto da un disturbo dello spettro autistico. Grazie a un approccio più flessibile, è stato in grado di seguire il programma, associando le lezioni online ai compiti registrati assegnati dalla scuola, e trovando anche il tempo per interessi di nicchia, in modo creativo e autogestito. Abbiamo ingaggiato un insegnante privato che l'ha aiutato a consolidare dei concetti di matematica che prima gli sfuggivano. In questo nuovo mondo un po' confuso è riuscito a recuperare, con ottimi risultati. 

L'esperienza di apprendimento a distanza di mio figlio è per molti versi eccezionale — ma può dare un'idea di come i sistemi scolastici in tutto il mondo possano sfruttare il potenziale offerto dalla tecnologia per migliorare in genere il rendimento scolastico. La qualità dell'insegnamento ricevuto dagli studenti durante la pandemia non è stata uguale per tutti. La diseguaglianza digitale, e la connessa  disparità nei compiti a casa, sono una dolorosa realtà. I genitori più benestanti possono permettersi di stare a casa; hanno un grado di istruzione più alto e possono aiutare meglio i figli nei compiti; hanno un numero sufficiente di computer, connessioni Wi-Fi stabili, e abitano case con un minimo di spazio personale. A Hong Kong, stando a un sondaggio condotto a marzo dalla Society for Community Organization, pare che quasi il 97% dei bambini meno abbienti abbia avuto difficoltà con la scuola a distanza, soprattutto a causa di cattive connessioni Internet. Ma anche quelli che riescono a superare questo ostacolo non sempre sanno cogliere tutte le opportunità disponibili online senza un aiuto esterno.

Ciò non significa che il più grande esperimento didattico della storia sia destinato al fallimento. C'è una possibilità molto reale che dovremo affrontare altre interruzioni di questo tipo, per pandemie o per eventi climatici estremi, e non possiamo permetterci che centinaia di milioni di bambini siano lasciati indietro. Con adeguate infrastrutture, è possibile ripensare assetti didattici rimasti per molti versi immutati dall'epoca vittoriana, offrendo opzioni più inclusive e flessibili. Costerà un po' ma, in quest'epoca di stimoli fiscali da migliaia di miliardi, potrebbe essere il nostro migliore investimento.

 

Quasi tutti quelli con cui ne ho parlato, presidi, studenti o genitori, hanno espresso frustrazione per l'improvviso passaggio alle lezioni virtuali durante la crisi sanitaria. Quasi tutte le istituzioni non erano pronte a convertirsi all'insegnamento online. In parte, ciò è dovuto alla nostra visione eccessivamente ottimistica di quanto sia facile apprendere e insegnare online. Non è una novità: prima la radio, poi la televisione e, successivamente, i corsi online aperti di massa, ci hanno fatto pensare che potessero esserci forme di istruzione online gratuite di qualità disponibili per tutti, ma le nostre aspettative sono state deluse.

L'insegnamento a distanza presenta limiti intrinseci. In Cina, i corsi online sono un affare da  500 miliardi di yuan, pari a circa 71 miliardi di dollari. Tuttavia, nonostante questi numeri, le lezioni virtuali non hanno soppiantato l'alternativa tradizionale delle lezioni in aula. Le scuole aiutano i bambini a trasformarsi in esseri autosufficienti, capaci di socializzare con successo. Insegnano e forniscono l'esempio di buone abitudini di studio. Consentono inoltre ai genitori di lavorare e, in molte realtà, offrono un ambiente protetto e un'alimentazione sana, che diversamente non sarebbero disponibili. Le scuole fisiche hanno avuto questi ruoli cruciali prima della pandemia, e le loro funzioni saranno ancora più fondamentali una volta che sarà passata.

Eppure la lezione tradizionale in aula è lungi dall'essere perfetta, come ben sanno gli studenti con difficoltà di apprendimento. Non è nemmeno chiaro se il modello attuale sia il più adatto a produrre i lavoratori del futuro.

Sugata Mitra, programmatore informatico passato alla ricerca didattica e diventato famoso come autore degli esperimenti  Hole in the Wall  in India, sostiene che l'attuale sistema scolastico è il prodotto dell'epoca imperiale, che vuole formare computer umani con una calligrafia chiara e leggibile e capacità di calcolo rapido. La nostra economia moderna, per contro, ha bisogno di lavoratori innovativi, collaborativi e capaci di risolvere problemi.

Quale sistema scolastico dovremmo cercare di sviluppare, una volta superata la pandemia?

Per prima cosa, c'è bisogno di adattare le scuole a lavorare meglio online, anche quando le aule saranno accessibili. L'istruzione per la prima infanzia deve puntare sulle competenze di base di lettura, scrittura e calcolo, e se è vero che molte competenze meccaniche sono più facili da insegnare di persona, l'uso di strumenti online può stimolare un apprendimento più  indipendente, basato sulla soluzione di problemi, in cui i bambini imparano a superare le sfide in autonomia.
Questo in parte avviene già, ma gli strumenti virtuali con i quali ormai abbiamo tutti preso la mano offrono più opportunità agli studenti più grandi, oltre alla possibilità di collaborazione tra diverse scuole e classi di diversa età. Ancora meglio, l'uso di questo tipo di strumenti ora che siamo chiusi nelle nostre case ci consente di superare i limiti pedagogici delle lezioni pervasive su Zoom.

Intanto che pensiamo a come arrivare a questo traguardo,  un effetto positivo della pandemia è stata una maggiore collaborazione tra insegnanti, scuole, studenti e genitori, con l'obiettivo di individuare le prassi migliori. A Hong Kong è stato possibile con il  supporto del Centre for Information Technology Education, ma anche tramite innumerevoli gruppi informali su Facebook.

In secondo luogo, dobbiamo prendere atto che il successo dell'insegnamento online richiede collaborazione. Studi condotti in passato e l'esperienza di questi mesi indicano che i risultati migliori si ottengono con una didattica ibrida, o mista — una combinazione di lezioni online e di lavoro di gruppo e in presenza con maggiore coinvolgimento — per cui il ruolo del supporto umano non dovrebbe sorprenderci. Diventa essenziale, comunque, se cerchiamo di definire un sistema capace di includere bambini vulnerabili, o con qualche esigenza particolare. 

Nel mio caso, sono stata aiutata da un vicino di casa, insegnante sulla via della pensione, che ha avuto la pazienza di rispondere al forte interesse di mio figlio per la storia medievale e di gestire le sue difficoltà con i concetti matematici più astratti. È stata di supporto anche una nonna disponibile, tramite FaceTime. Le piattaforme online, con il supporto delle scuole e delle autorità locali, possono rendere accessibile questo tipo di integrazione didattica a molti più studenti, in modo da non lasciare indietro dei bambini in questo momento di difficoltà.

Una proposta politica del think tank Reform Scotland suggerisce di creare una connessione tra gli insegnanti pensionati costretti a stare a casa e i bambini con difficoltà scolastiche o comunque a rischio. Durante la pandemia, una moltitudine di infermiere pensionate o ancora in formazione ha risposto alla chiamata per dare un contributo; è ragionevole pensare che molti ex insegnanti siano disposti a fare altrettanto.

Infine, per ottenere buoni risultati online, esattamente come in classe, occorre una pianificazione. Le scuole di Hong Kong, già chiuse durante le proteste antigovernative dell'anno scorso, erano più attrezzate per il passaggio alla didattica a distanza rispetto alle scuole di altri paesi. Saranno necessari investimenti pubblici importanti e diffusi per fare in modo che insegnati, famiglie e studenti siano preparati alla prossima occasione.

Come dovremmo spendere questo denaro? Dovremmo iniziare a capire meglio quali sono le disparità tecnologiche tra gli studenti — spesso le scuole non hanno alcuna idea dell'ambiente in cui abitano i bambini — e fornire loro le attrezzature, e l'accesso al software necessario, in gran parte già presenti. Poi occorrerà pensare a un supporto. Per gli insegnanti, si dovrà puntare su nuove competenze tecnologiche (e nell'insegnamento con sistemi tecnologici). Per i bambini, si tratterà di investire in questi aiuti volontari, virtuali o di altro tipo. In mancanza di educatori formati, i governi possono assicurare una guida per consentire ai genitori o ai membri della comunità di avere un ruolo simile.

Una volta superata la fase di confinamento in casa, potremmo scoprire che i nostri bambini hanno orari scolastici ridotti, ma dedicano più ore allo studio. Potrebbero essere più abili, e fare meno fatica a conciliare attività online e offline. Avendo toccato con mano le divisioni sociali messe a nudo dalla pandemia, potremmo finalmente estendere l'accesso all'assistenza in modo da colmare il divario nei risultati scolastici. Non una rivoluzione, ma una gradita evoluzione.

Per noi residenti di Hong Kong, al quarto mese di smart working e di e-learning, non ci sono stati miracoli, ma tante giornate difficili. Nulla di quanto accaduto ha miracolosamente migliorato la capacità di attenzione di mio figlio o la sua abilità nel risolvere problemi più complessi. Però è più tranquillo, padrone del suo tempo (in questo momento una necessità), entusiasta dei suoi progetti e degli ostacoli che ha superato. È quasi arrivato alle frazioni.

Solo non chiedetegli qual è la cosa più bella di fare scuola da casa. Vi direbbe il cibo.

 

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