AI: in tre anni gli investimenti globali potrebbero triplicare

Tra i più promettenti campi d’applicazione, quello medico, diagnostico e farmacologico. Il clima sta cambiando, anche in Italia.

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Cos’è l’Intelligenza Artificiale?

Si definisce Intelligenza Artificiale (in inglese Artificial Intelligence o più brevemente AI) quella branca della scienza informatica che cerca di dotare i computer delle capacità di imitare comportamenti umani. Una delle peculiarità della mente umana è la capacità di adattamento a contesti in evoluzione. L’Intelligenza Artificiale imita questa caratteristica e in questo modo adempie a compiti abitualmente affidati all’uomo. La teorizzazione di una mente informatica che imita il funzionamento di quella umana risale ad oltre mezzo secolo fa, nel 1956, quando fu introdotto il termine Artificial Intelligence nell’ambito del progetto Dartmouth Summer Research.

Il passaggio dalla teoria alla pratica è andato poi di pari passo con l’incremento delle capacità di calcolo dei computer. L’accelerazione tecnologica degli ultimi anni ha consentito lo sviluppo di algoritmi sempre più sofisticati e potenti. Il “deep learning” è una sorta di metodologia di auto-apprendimento dei computer che ha condotto a risultati sorprendenti. Il processo è talmente complesso e articolato che, una volta avviato, diventa pressoché impossibile ricostruire il modo in cui il computer è giunto ad una determinata conclusione. Oggi gli ambiti di applicazione dell’AI spaziano dalla finanza al controllo dei robot, dal riconoscimento d’immagini alla guida di veicoli e molto altro ancora. Colossi come Google, Apple, Intel, Amazon, Ibm stanno massicciamente investendo sullo sviluppo di questo settore. 

Nel complesso gli investimenti in AI salgono ad un ritmo del 37% l’anno ed entro il 2022 supereranno i 77 miliardi di dollari, il triplo degli attuali 24 miliardi, come rileva IDC. Con un incremento dei budget del 46,8% l’anno, medicina e farmaceutica sono i settori più dinamici.  

 

Intelligenza Artificiale, medicina e farmaceutica 

Stiamo andando verso una farmacologia sempre più tarata in base alle caratteristiche specifiche del singolo individuo, grazie alla possibilità di avere diagnosi e risposte terapeutiche molto più rapide ed accurate. Per alcune patologie, presto sapremo di essere malati prima della comparsa del primo sintomo. Il World Economic Forum ha da poco diffuso un riassunto di alcuni degli sviluppi più innovativi e promettenti delle applicazioni di AI alla medicina. Per esempio, oggi l’Intelligenza Artificiale è in grado di diagnosticare tumori alla pelle in modo più accurato rispetto ai medici, con il 95% delle diagnosi esatte contro l’87% raggiunto dagli esperti della pelle. In alcuni casi anche per i tumori al fegato i computer sono stati in grado di diagnosticare più velocemente e meglio la patologia. IBM ha messo a punto l’algoritmo Watson, specializzato in diagnosi oncologiche, che ha ottenuto buoni risultati anche se non del tutto all’altezza delle aspettative.

Gli algoritmi permettono inoltre di sviluppare nuovi farmaci in tempi radicalmente più veloci, grazie alla capacità di analizzare dati e scandagliare le sterminate librerie di molecole e composti, con una rapidità impensabile per la mente umana. Altre applicazioni interessano l’analisi di immagini radiologiche ed esami clinici, velocizzando il processo di diagnosi. Perfino nella diagnosi e cura di stati depressivi, l’Intelligenza Artificiale si sta dimostrando un prezioso alleato. Secondo uno studio di Bis research il valore del mercato dei dati clinici si aggirava nel 2017 intorno ai 14 miliardi di dollari, ma entro il 2025 dovrebbe più che quadruplicare. Gli Stati Uniti faranno la parte del leone con 31 miliardi di dollari.

 

L’Italia, protagonista o comparsa? 

Il nostro paese è avanti nella ricerca in questo settore, ci dice Christian Salvatore, ricercatore CNR e fondatore della start up Deep Trace Technologies, specializzata in algoritmi per l’analisi di immagini diagnostiche. Nel 2017 Salvatore è stato inserito dalla rivista Forbes tra i 30 più importanti “under 30” per lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale applicati alla medicina. “Dal punto di vista della ricerca l’Italia non ha nulla da invidiare a nessuno, il livello è paragonabile a quello dei paesi avanzati, come Stati Uniti o Israele”, spiega, sottolineando che i CNR di Milano e Bari, così come le università di Roma o Catania, sono  “centri di assoluta eccellenza”. Purtroppo però non tutto funziona poi come dovrebbe. “Il paese mostra dei limiti nella fase applicativa di questi studi d’avanguardia - continua Salvatore - principalmente a causa delle pastoie burocratiche che dilatano i tempi e complicano la realizzazione concreta dei progetti”. Il clima tuttavia sta cambiando. Salvatore rimarca come sia “ chiaramente percepibile un aumento dell’interesse degli investitori verso questo settore, che promette di essere uno dei più fecondi quanto a possibili sviluppi”. Ma non accadrà tutto subito. “In generale la gente tende a sovrastimare gli effetti delle nuove tecnologie nel breve termine e a sottostimarli nel lungo”. Per il ricercatore italiano siamo ancora lontani da una ipotetica sostituzione dei medici con dei computer. Per ora i software rappresentano un supporto, sempre più importante ed utile, per  diagnosi, cure e messa a punto di farmaci. Ma l’ultima parola spetta sempre all’uomo. Prima o poi il problema si presenterà: seguire quello che dice l’uomo o la macchina? Ma perché questa situazione si concretizzi serviranno ancora 10 o 20 anni. 

 

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