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Il biotech e la battaglia per sconfiggere il Covid-19

A cura di  Linden Thomson, portfolio manager della strategia AXA IM Biotech, e di Peter Hughes, portfolio manager delle strategie AXA IM nel settore sanitario

Tempo di lettura: 5 minuti

 

Se un anno fa nessuno aveva mai sentito parlare del SARS-CoV-2, il virus che causa il Covid-19, oggi il suo nome è entrato di prepotenza nella nostra quotidianità. Con un impatto senza precedenti, ha completamente sconvolto l'economia e il nostro modo di vivere. Stando ai dati dell'OMS, il 10 novembre il numero di casi di Covid-19 nel mondo ha superato i 50 milioni, con più di 1,2 milioni di morti.

Già dall'inizio della pandemia, la comunità scientifica ha impresso una fortissima accelerazione alle attività di ricerca con l'obiettivo di trovare un vaccino. Il settore ultimamente è diventato oggetto di grande attenzione, grazie alla sua dimostrabile capacità di rapida innovazione e collaborazione, nonché all'auspicio che sia in grado di sviluppare potenziali soluzioni per sconfiggere il coronavirus. Al momento sono in corso 3.600 sperimentazioni legate al Covid-19 e si contano circa 150 possibili vaccini in tutte le fasi dello sviluppo1.

 

Rapidità di innovazione

Il ritmo di innovazione di cui sta dando prova il settore dovrebbe proseguire anche nel prossimo futuro. Questo focus sulla velocità di sviluppo è stato colto anche dagli investitori, come evidenziano i dati sulla performance. Da inizio anno a ottobre, il Nasdaq Biotechnology TR Index è salito dell'8,72%, a fronte di un calo dell'1,42% del MSCI World NR2. Inoltre, in 12 mesi l'indice generale MSCI ACWI Health Care ha registrato un rialzo del 10,79%, mentre l'MSCI World ha segnato solo un timido progresso del 4,91%3.

Le speranze del mondo intero sono appese alla possibilità di un vaccino. I dati recentemente resi noti da BioNTech e dalla partner Pfizer non hanno certamente deluso, e ci aspettiamo annunci positivi anche da Moderna e AstraZeneca con i rispettivi candidati vaccini entro fine anno.

Si tratta indubbiamente di buone notizie, ma per una diffusione di massa del vaccino si dovrà probabilmente attendere più a lungo di quanto si creda – con ogni probabilità, fino alla seconda metà del 2021. Tuttavia, il vaccino non è l'unica soluzione. Numerose case farmaceutiche e aziende biotecnologiche dispongono di trattamenti, già in produzione o in fase di sviluppo, in grado di attenuare la sintomatologia da coronavirus nei contagiati. Al momento si contano circa 100 e oltre farmaci credibili sotto osservazione4.

Le attività di ricerca impegnate per debellare la pandemia possono sembrare complesse, ma i ricercatori stanno semplicemente cercando di trovare soluzioni in grado di prevenire il contagio o di bloccare i danni collaterali indotti dall'infezione quando il sistema immunitario reagisce in modo eccessivo al virus.

 

I trattamenti

Le terapie per il Covid-19 prevedono essenzialmente due approcci distinti - ridurre la quantità di virus nei malati e modificare la risposta immunitaria.

Per il primo tipo di approccio, spicca la biofarmaceutica californiana Gilead Sciences. Il suo farmaco antivirale Remdesivir è stato oggetto di grande attenzione da parte della stampa mondiale in quanto è stato il primo trattamento a ottenere risultati positivi nella sperimentazione clinica. Il Remdesivir contribuisce a ridurre la carica virale lavorando all'interno delle cellule, dove impedisce la replicazione del virus.

Il rapporto finale sulla sperimentazione di fase tre del farmaco, recentemente pubblicato dal New England Journal of Medicine, dimostra che il Remdesivir è in grado di ridurre i tempi di guarigione dei malati di Covid-195. Dopo la prima approvazione ottenuta a maggio negli USA, oggi l'uso del farmaco è stato autorizzato in molti altri paesi. Nonostante il raggiungimento di questo importante milestone, i ricercatori continuano a valutare diverse tecnologie che potrebbero portare a ulteriori miglioramenti nello standard di cura.

 

Cocktail di anticorpi

Tra i recenti risultati, fanno sperare quelli ottenuti con gli anticorpi e i cocktail di anticorpi. In particolare, Donald Trump è stato curato con un cocktail di anticorpi sviluppato dalla newyorchese Regeneron non appena risultato positivo al tampone. Il fatto che i medici curanti del Presidente USA abbiano deciso di somministrargli questa terapia, di cui nessun paese al mondo ha ancora approvato l'uso, sottolinea il suo grande potenziale.

Normalmente il nostro sistema immunitario impiega diverso tempo per analizzare una nuova minaccia e sviluppare una risposta adeguata, producendo anticorpi in grado di individuare l'infezione e contribuendo a debellarla. È essenzialmente così che funziona un vaccino, addestrando il nostro sistema immunitario a produrre i necessari anticorpi.

Tuttavia, i ricercatori hanno ipotizzato di poter accelerare la risposta immunitaria somministrando ai pazienti anticorpi noti al Covid-19 non appena risultati positivi ai test - o anche prima che avvenga l'infezione in coloro che sono stati a stretto contatto con pazienti Covid-19.

Regeneron sta portando avanti la sperimentazione della terapia in pazienti ospedalizzati e non, ma anche in conviventi di soggetti risultati positivi al Covid-19. Questa scelta fa pensare che i cocktail di anticorpi possano essere utilizzati non solo per debellare l'infezione, ma anche a scopo preventivo per chi è stato a lungo a stretto contatto con un positivo.  

Altre terapie sono in fase di sviluppo: per esempio, negli Stati Uniti AstraZeneca si è aggiudicata un sostanzioso contributo governativo (486 milioni di dollari) per lo sviluppo e la produzione di un proprio cocktail di anticorpi, mentre è previsto a breve l'avvio della sperimentazione di fase tre della terapia denominata AZD7442.

Complessivamente, lo sviluppo di tutti questi cocktail di anticorpi procede a grandissima velocità. L'OMS ha dichiarato SARS-CoV-2 una pandemia l'11 marzo e, già a giugno, Eli Lilly, gruppo farmaceutico con sede a Indianapolis, annunciava la sperimentazione clinica sull'uomo del suo cocktail di anticorpi. Non più tardi di ottobre, la società annunciava di avere richiesto alla FDA l'autorizzazione all'uso in emergenza (EUA) di un componente del suo cocktail negli Stati Uniti  – mentre l'autorizzazione all'immissione in commercio è stata rilasciata il 9 novembre. 

Tuttavia, nonostante i progressi compiuti, la diffusione di questi potenziali farmaci pone grandi difficoltà a livello di produzione – per esempio, il 7 ottobre Regeneron ha dichiarato di disporre di dosi sufficienti per 50.000 pazienti ma, a quella stessa data, negli USA si sono registrati quasi 53.000 nuovi contagi.

La società biotech britannica Synairgen ha sviluppato una formulazione di interferon beta da nebulizzare direttamente nei polmoni. Anche qui l'approccio è di tipo anticorpale, in quanto cerca di stimolare una maggiore risposta antivirale, ma, contrariamente agli anticorpi, non è un terapia mirata. L'interferon beta è una molecola che il corpo produce naturalmente non appena identifica un'infezione virale. Il suo presunto effetto antivirale avviene con la stimolazione delle cellule ad aumentare le difese naturali contro il virus. Il farmaco di Synairgen aumenta così la presenza di questa molecola di segnalazione.

 

La risposta immunitaria

Se la caccia alla terapia tende soprattutto ad assicurare una buona risposta immunitaria all'infezione, nel decorso del Covid-19 alcuni pazienti possono iniziare a manifestare una risposta immunitaria eccessiva, che può danneggiare l'organismo - con conseguenze potenzialmente letali.

Lo scorso luglio uno studio ha riportato dati positivi sull'uso dello steroide dexametasone come potenziale trattamento6. Questa terapia diffusa ed economica, utilizzata da più di 60 anni, ha ridotto in misura significativa la mortalità nei pazienti sottoposti a ossigenoterapia e ventilazione meccanica. Si ipotizza che gli steroidi influenzino numerosi processi fisiologici, ma un aspetto importante della loro attività consiste nella capacità di modulare negativamente la risposta immunitaria, agendo da immunosoppressori. Oggi il dexametasone è utilizzato nella terapia di routine dei pazienti Covid-19 con sintomatologia grave.

Molti pazienti gravi di Covid-19 hanno sviluppato una sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), un esempio dei danni che può provocare una risposta immunitaria eccessiva. Nei casi di ARDS, lo stato infiammatorio acuto porta all'accumulo di liquido nei polmoni, impedendo così ai pazienti di mantenere una buona ossigenazione del sangue. Sulla base di queste osservazioni, i ricercatori hanno studiato gli effetti degli antinfiammatori somministrati per sopprimere risposte immunitarie eccessive.

I farmaci antinfiammatori, ad esempio i cosiddetti JAK inibitori, fino a questo momento hanno dato esito positivo. L'uso di numerosi JAK inibitori è già stato approvato per altre patologie infiammatorie, ad esempio nell'artrite reumatoide. Recentemente, in collaborazione con lo statunitense NIAID (National Institute of Allergy and Infectious Diseases), Eli Lilly e Incyte hanno dimostrato che l'uso del JAK inibitore Baricitinib, in combinazione con Remdesivir, migliora l'outcome clinico nei pazienti ospedalizzati per Covid-19 rispetto all'uso del solo Remdesivir7

 

Prospettive future

Anche in presenza di un vaccino efficace, le difficoltà logistiche potrebbero deludere le aspettative del mercato, ritardandone la distribuzione in massa. Ciò nonostante, la ricerca si sta muovendo a velocità senza precedenti, tanto da far sperare in una soluzione a breve della crisi sanitaria mondiale.

Data la criticità della missione, aziende biofarmaceutiche, governi e mondo accademico hanno unito i propri sforzi in modo assolutamente inedito. La ‘nuova normalità’ ha ridefinito e riconfigurato il settore farmaceutico e quello del biotech, potenziandone le capacità. A questo proposito, siamo inoltre convinti che, per un investitore attivo, l'attuale contesto offra un rinnovato ventaglio di potenziali opportunità d'investimento a lungo termine.

 

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Note

1 - RBC 13 ottobre 2020

2 - Morningstar - dati al 31 ottobre 2020 (USD)

3 - MSCI – dati al 31 ottobre 2020 (USD)

4 - RBC 13 ottobre 2020

5 - Beigel et al. NEJM. 2020

6 - NEJM, 17 luglio 2020

7 - Conferenza virtuale del gruppo Antivirale della International Society for Influenza and other Respiratory virus Diseases, ottobre 2020

 

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