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18 ottobre 2021

 

Il FMI rivede al ribasso le previsioni sulla crescita mondiale; la Fed potrebbe annunciare il tapering il mese prossimo

 

Fatti salienti

Il Fondo monetario internazionale (FMI) ha rivisto al ribasso le prospettive economiche globali del 2021 e ora ipotizza una crescita del 5,9%, 0,1 punti percentuali in meno rispetto alla proiezione di luglio. La mossa include un taglio di un punto percentuale intero della previsione relativa agli Stati Uniti, al 6%. Secondo il FMI, la revisione al ribasso del PIL mondiale nel 2021 "riflette un declassamento delle economie avanzate (dovuto in parte alle interruzioni sul lato dell'offerta) e dei Paesi in via di sviluppo a basso reddito", imputabile in ampia misura alla diffusione della variante Delta del COVID-19. L'istituto ha aggiunto che questo contesto è stato parzialmente compensato da prospettive a breve termine più solide per alcuni mercati emergenti esportatori di materie prime. Il FMI si aspetta comunque una crescita globale al 4,9% nel 2022.

 

Notizie dal mondo

È opinione comune che il mese prossimo la Federal Reserve (Fed) statunitense annuncerà l'inizio della riduzione degli acquisti di attivi; dai verbali dell'ultima riunione di politica monetaria è infatti trapelato un crescente consenso tra i membri del comitato circa l'imminente avvio di questo processo. Il programma, pensato per stimolare l'economia e fornire liquidità ai mercati finanziari durante la pandemia di coronavirus, si concluderà probabilmente verso metà 2022, tenuto conto del fatto che la Fed si sta avvicinando ai suoi obiettivi di inflazione e occupazione. Su un altro fronte, la scorsa settimana Washington ha approvato una manovra per innalzare temporaneamente il limite di indebitamento del governo, rimandando il rischio di superamento del tetto del debito almeno fino a dicembre.

 

Il numero sotto i riflettori

2,1°C

L'Agenzia internazionale dell'energia ha stimato che il riscaldamento globale sforerà la soglia più conservativa dell'Accordo di Parigi, anche se tutti i governi terranno fede puntualmente agli attuali impegni. L'AIE ha invocato un avanzamento più rapido sul fronte della transizione energetica, prospettando che alle condizioni attuali il riscaldamento raggiungerà i 2,1°C entro il 2100. Stando all'ultimo World Energy Outlook dell'agenzia, gli impegni attuali permetterebbero di conseguire appena il 20% dei tagli delle emissioni necessari entro il 2030 per mantenere sul tavolo l'ipotesi di un azzeramento netto delle emissioni entro il 2050. L'Accordo di Parigi si prefigge di limitare il riscaldamento globale a un aumento di 2°C (ma idealmente di 1,5°C) rispetto ai livelli preindustriali.

 

La parola della settimana

Stagflazione: una combinazione di stagnazione economica e inflazione, caratterizzata da una crescita del PIL minima o inesistente ma anche da livelli elevati di inflazione e disoccupazione. La stagflazione può essere difficile da sconfiggere, in quanto deriva da shock dell'offerta che riducono i vantaggi di gran parte delle misure di sostegno (incentrate sulla domanda). I timori di stagflazione sono stati esacerbati da alcuni dati pubblicati la scorsa settimana, da cui è emerso come l'aumento dei prezzi dell'energia abbia spinto al rialzo l'inflazione statunitense a settembre. Contestualmente, i prezzi alla produzione cinesi sono saliti al ritmo più alto da 26 anni, a causa dell'effetto deleterio delle carenze nella supply chain.

 

Prossimamente

Lunedì saranno pubblicati i dati sul PIL cinese del terzo trimestre (T3), mentre martedì seguiranno le cifre relative alla produzione nel settore dell'edilizia per l'eurozona. Mercoledì giungeranno i dati sull'inflazione di settembre per il Regno Unito e l'eurozona, mentre giovedì sarà divulgato l'indicatore preliminare sulla fiducia dei consumatori per il blocco europeo. Venerdì arriveranno le ultime cifre sull'inflazione giapponese, unitamente ai Flash PMI per l'eurozona, il Regno Unito, gli Stati Uniti e il Giappone.

Approfondimenti

 

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