Volatilità

La forte volatilità dei mercati mette ansia al risparmiatore perché è di difficile gestione. Gli investitori di professione hanno maggiori strumenti per poterla gestire. Se gestita bene, la volatilità può ampliare i margini di performance di un portafoglio. Scopri cos’è, cosa può scatenarla e come si misura.

 

Sappiamo cos’è?

Per volatilità dei mercati si intendono fasi, più settimane o più mesi, in cui le oscillazioni delle quotazioni degli strumenti finanziari sono molto vistose.Queste fasi sono interpretabili come segnali di incertezza e nervosismo dei grandi investitori e creano preoccupazione nei risparmiatori che hanno meno strumenti per interpretare quanto sta accadendo.

Fasi di volatilità dei mercati, con variazioni marcate in rialzo e ribasso, sono di difficile gestione per il risparmiatore, ma sono gestibili dagli investitori di professione. Non soltanto nei mercati azionari, chi può mantenere il monitoraggio continuo con dati, strumentazioni e professionalità può trarre vantaggio da fasi di forte escursione dei prezzi. I mercati volatili sono più sensibili anche al flusso delle notizie che, invece, i gestori sanno meglio inquadrare. Questo vale per le azioni, per le obbligazioni, le valute, le materie prime e tutto quanto viene scambiato con negoziazione immediata.

La volatilità è spesso scatenata dalle turbolenze politiche. Per esempio, nella prima parte del 2018, la volatilità è tornata sui mercati italiani dopo l’annuncio dell’alleanza tra Lega e Movimento 5 Stelle per formare il nuovo governo o dopo il veto del presidente Sergio Mattarella sull’economista Paolo Savona, noto per le sue posizioni euroscettiche. Notizie che hanno scatenato la vendita di titoli di Stato italiani. Spostandoci dai fatti italiani, la guerra commerciale dichiarata dal presidente americano Donald Trump ha portato parecchia volatilità sui mercati azionari.

 

Vix, l’indice del nervosismo di Borsa

La volatilità di un mercato si definisce in più sedute con scarti di prezzo notevoli, non basta una sola giornata di alti e bassi.

Alcuni indici misurano la volatilità espressa dai mercati. Il più utilizzato è il Vix (Volatility Index del Cboe - Chicago Board Options Exchange), chiamato “l’indice della paura” perché tende a salire quando l’incertezza aumenta. Il Vix viene determinato sul movimento di opzioni (cioè possibilità di acquistare o vendere un titolo a una data e a un prezzo stabilito) sull'indice Standard & Poor's 500. Una crescita del Vix segnala un’attesa di maggiore variabilità dei prezzi nei trenta giorni successivi.Tecnicamente si appoggia sui prezzi di alcune opzioni di Wall Street.  

La sua capacità di segnalare l’arrivo di forte volatilità non è contestata anche se il rischio di manipolazione (quindi di inviare messaggi scorretti al mercato) è stato denunciato più volte. Una gestione professionale del denaro riesce, anche senza l’indice, a leggere il grado di nervosismo del mercato. L’aumento della volatilità nasce solitamente da periodi di mercato al ribasso. Quando la volatilità si riduce, apre la strada a fasi di rialzo dell’azionario. Quella tranquilla è invece una fase favorevole all’apertura delle posizioni (inizio o rafforzamento dell’investimento) da parte dei risparmiatori. Viceversa, non paga il gestore professionale che ha una struttura più costosa che può essere ripagata solo con margini più consistenti.

 

Vantaggi e svantaggi

Saper gestire bene la volatilità significa ampliare i margini di performance del proprio portafoglio. Come per il surf è indispensabile prendere bene l’onda giusta e staccarsi al massimo del risultato. Per niente facile per un privato che non sta tutto il giorno con gli occhi sulla Borsa. Sono corrette le politiche di gestione che comprendano anche interventi in fase di alta volatilità ma devono essere attuate come parte della strategia dei gestori professionali. In questo modo iniziative con componenti di rischio possono essere bilanciate con altre scelte o con adeguate coperture (iniziative di segno opposto per ridurre il rischio).

Gli investitori professionali cercano la volatilità, la “comprano” per ottenere performance che si distacchino dagli altri operatori. Quando la volatilità è “piatta” vengono acquistati asset più rischiosi e quindi potenzialmente più remunerativi, mettendo in moto – alcune volte – una corsa che amplifica nel breve la volatilità stessa.

Ovviamente, oltre ai nervi saldi, occorre saper valutare con attenzione ogni nuovo dato, notizia o dichiarazione che interviene in un ambiente da montagne russe.

Il risparmiatore individuale faticherebbe a cavalcare correzioni o cambi di fronte. Inoltre sistemi di trading automatizzati che incorporano dati di volatilità rischiano di ampliare i ribassi o i rialzi, con un effetto “gregge” che può confondere la percezione dell’ampiezza del movimento in atto. Per questo motivo, includere nel proprio portafoglio asset che sono predisposti a prendere qualche soffio di vento del mercato ha un senso. Meglio delegare il surf a chi lo fa di mestiere e su scala globale.

 

Portafoglio equilibrato, nessun cambio emotivo

La forte volatilità dei mercati mette ansia al risparmiatore. Meglio prevedere, quindi, un portafoglio che bilanci gli eventuali scossoni. Un buon consulente è in grado di proporre un mix di investimenti adeguato al profilo di rischio e anche al grado di apprensione del cliente. In linea di massima, bisogna ricordare che le obbligazioni con emissioni corpose e ben scambiate hanno una volatilità minore di azioni conosciute e ben scambiate. Per fare un esempio, in un arco di dieci anni, sui bond globali, la volatilità media annua non arriva al 10% e ne resta ben sotto. Per l’azionario, un calcolo omogeneo porta la volatilità al 20%.

Il risparmiatore, scosso dalle vibrazioni dei mercati, potrebbe convincersi che bisogna cambiare tutto. Oppure potrebbe ritenere che il miglior rifugio sia includere nel proprio portafoglio titoli di soggetti dei quali sia più in grado di seguire l’andamento: titoli nazionali o titoli già posseduti. O titoli di cui conosce molto, ma troppo poco scambiati (ad esempio la squadra di calcio del cuore).

Questo comportamento difensivo è un errore se finisce per sovra-stimare il proprio Paese o una categoria di titoli. La diversificazione è un principio base dell’investimento finanziario ed è la miglior difesa contro la paura della troppa volatilità.

Non solo finanza!

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